Trascorse circa un mese, nel quale, mentre versavo lacrime liberatorie di pentimento per i miei peccati, avevo incominciato a leggere la Bibbia, con un desiderio irrefrenabile.
Ciò che avevo sempre considerato un “mattone” assurdo e inutile era diventato per me una lettura avvincente.
Leggevo i Vangeli e mi sentivo lì, in Galilea, ad assistere alla predicazione di Gesù. Lo vedevo operare prodigi verso l'umanità sofferente e piangevo di gioa.
Ero divenuto credente e quella era , per me, parola di Dio che salva; Parola vera ed eterna che, come una pioggia benefica, cadeva sulle lande desertiche del mio cuore, rinfrancando la mia anima dalla sua aridità.
Un giorno ebbi un'ispirazione, non saprei come altro chiamarla: dovevo andare da don Serafino Falvo, a Firenze. Era un sacerdote, oggi scomparso, che guidava una comunità carismatica, nella quale molte persone atee si convertivano, molti infermi guarivano; due anni prima mia madre mi aveva portato in quella comunità e io avevo visto persone ossessionate dal demonio essere liberate nel nome e per la potenza di Gesù Cristo, vivo e presente nell'Eucarestia.
Pensai di essere impazzito (da allora mi è successo spesso!), non solo perché non sapevo se la casa di preghiera esistesse ancora o se,quella sera, fosse aperta o chiusa; ma anche perché avevo solo pochi euro e il pieno di gas nell'auto.
Ero senza soldi perché, per dignità, avevo deciso di usare ogni spicciolo per pagare il mio debito, finché questo non fosse stato estinto. Lodavo Gesù perché non avevo più nulla e, mentre il mio cuore era pieno di una pace mai provata, il Signore usava la mia lode per purificarmi da ogni “spendaccioneria”.
Prima compravo tutto ciò che mi piaceva, anche il superfluo. Ora trascorrevo intere settimane con in tasca i soliti cinque euro: non compravo e non mi mancava nulla. Possedevo trenta o quaranta tute da ginnastica. Da allora non ne ho più comprata una.
Decisi, comunque, di andare presso la comunità di don Serafino. Trovai la casa di preghiera aperta e lì partecipai alla Messa con un'incredibile gioia nel cuore. E pensare che, prima di allora, non resistivo neanche mezz'ora in chiesa! Ora, invece, una Messa di due ore mi sembrava perfino corta. Alla fine della Celebrazione, una ragazza fece un annuncio:
– Oggi si chiudono le iscrizioni per ricevere il battesimo nello Spirito Santo
(o preghiera di effusione, ).Non avevo la più pallida idea di che cosa fosse questo battesimo nello Spirito Santo, ma sapevo che dovevo ricevere questa preghiera.
Dentro di me dicevo: “Tu sei già battezzato!”, ma il mio cuore era come quello di un bambino che vede la mamma da lontano e corre verso di lei per saltarle in braccio!
Decisi di chiedere informazioni e mi fu risposto che il Battesimo è un sacramento ed è uno solo, ma che spesso, oggi, il Battesimo, la Comunione, sono sacramenti vissuti nel rispetto di una tradizione, ma con poca consapevolezza.
Quante volte mi è capitato di sentire persone che chiedevano: – Tuo figlio, in quale ristorante – piuttosto che in quale chiesa – farà la Cresima?. Mi fu spiegato che il battesimo nello Spirito Santo, o la preghiera per l'effusione dello Spirito Santo, consiste in un percorso di preparazione catechistica sui temi fondamentali della fede (l'amore di Dio, il peccato, la salvezza....), che culmina in una preghiera da parte di fratelli che intercedono affinché lo Spirito Santo scenda su di te e ti rigeneri nella grazia battesimale.
Questi fratelli non hanno nessun “fluido” o “prana”
(credere in tutte queste cose costituisce un grave peccato di idolatria), come non possediamo il padrino o la madrina che ci hanno accompagnati con la mano sulla spalla a ricevere la Cresima, presentandoci a Dio.
Mi fecero leggere qualche brano della Bibbia sull'argomento, nel quale si evidenzia il gesto compiuto dai discepoli per ottenere lo Spirito Santo: Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell'altopiano, giunse a Efeso.
Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?» « Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo do lui, cioè in Gesù».
Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano. Erano in tutto circa dodici uomini (At 19, 1-7).
Ero ansioso di fare questa esperienza, ma mi dissero che per sette settimane sarei dovuto andare alla casa di preghiera, per ricevere un'istruzione cristiana sulle verità di Fede, perché la preghiera di effusione non è certo un rito magico che ha la pretesa di funzionare sempre e per chiunque nello stesso modo.
Era necessaria una catechesi che mi facesse comprendere chi è il Padre Creatore del mondo, suo Figlio Gesù, che ha salvato il mondo dal peccato per mezzo della croce, lo Spirito Santo, il Consolatore inviatoci da Gesù per renderci santi. Insomma: Dio uno e trino.
“E i soldi, chi me li dà?”, pensai fra me e me! Cercai don Serafino che di solito, era accerchiato da decine di persone e, praticamente, ci andai a sbattere! Era solo. Gli dissi: Don Serafino, vorrei ricevere il battesimo nello Spirito Santo. – Alleluja! – rispose lui – E' Gesù che ti chiama! – Ma come faccio? Abito lontano e poi.... – non gli dissi che ero senza un soldo, perché mi vergognavo.
Si fermò un attimo, come se ascoltasse qualcuno che gli sussurrava qualcosa all'orecchio, poi il suo viso si illuminò come quello di un angelo, mi mise una mano sulla spalla e, guardandomi dritto negli occhi e sorridendo, mi disse semplicemente: – Ce la fai, ce la fai! Quelle parole ebbero su di me un effetto sconvolgente: sapevo, al di là di ogni ragionevole dubbio, che in qualche modo ce l'avrei fatta, perché era Gesù che voleva donarmi lo Spirito Santo. Così, pregai dicendo: – Signore, se vuoi che venga qui, dammi i soldi!
Riconosco che come preghiera non fu un granché. Il mio modo di pregare era un po' “ alla Don Camillo”, ma Gesù, che guarda al cuore, ascoltò la mia richiesta.