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Intervista a Giovanni Apostolo

INTERVISTA A GIOVANNI APOSTOLO sull’Apocalisse (n.1)
DUE PROFETI SIMILI
a cura di P. Carlo Colonna s.j.
 
Dopo l’intervista a Paolo, mi venne il desiderio di intervistare Giovanni, il grande profeta di Patmos, autore dell’Apocalisse. Mi dispiaceva sommamente che i cristiani fossero così ignoranti dei grandi misteri della fede, racchiusi nella Rivelazione di Gesù a Giovanni, chiamata “Apocalisse”, e pensavo che, intervistando Giovanni, potevo chiedergli di farsi guida alla comprensione di ciò che lui stesso aveva scritto.     Ero consapevole di quanto ardua fosse questa impresa e pregai a lungo prima di intraprenderla. Ogni dono di sapienza viene dall’alto e bisogna pregare il Padre della luce, perché con la sua luce paterna illumini le nostre menti sulle verità altissime che Lui già ci ha rivelato per la nostra salvezza. Pregai fin quando non sentii la parola interiore che mi istruiva circa l’intervista da fare a Giovanni. Così capii che era il momento di mettersi all’opera. Salii quindi in Cielo, carta e penna pronti per mettere in iscritto ciò che mi avrebbe detto Giovanni.
Non sapevo quale Giovanni avrei incontrato, se l’apostolo di Gesù, autore del quarto Vangelo, o un profeta, di nome Giovanni, chiamato “il profeta di Patmos” per distinguerlo dal primo Giovanni. La Chiesa, seguendo la tradizione antica, continua ad attribuire la paternità dell’Apocalisse a Giovanni apostolo; alcuni esegeti moderni invece dicono che è un altro Giovanni, che però porta a compimento la rivelazione di Cristo secondo il Vangelo di Giovanni. Insomma, un suo discepolo e fedele interprete, visitato da un carisma profetico sulla linea del Vangelo di Giovanni.
A dire il vero, è una questione che interessa soprattutto gli studiosi dell’Apocalisse, ben poco la totalità del popolo di Dio, che accoglie l’Apocalisse come Parola ispirata di Dio e, quindi, Dio stesso come Suo autore principale.  Ero comunque curioso di vedere con quale Giovanni mi sarei incontrato.
Arrivato alle porte del Paradiso, sembrava che fossero al corrente della mia intenzione. Difatti mi vennero incontro due personaggi divini, meravigliosi a vedersi per la serenità e pace che trasmettevano, per la bellezza tutta luminosa delle loro vesti e del loro volto. Veramente sentii che ero arrivato là dove la Luce di Dio avvolge tutto e tutti di pace, gioia e vita senza fine. Già avevo sperimentato queste atmosfere celestiali e, ora, ecco che il Paradiso mi accoglieva di nuovo.
Uno dei due personaggi mi venne incontro con grande premura e mi disse:
 
Uno dei due: Sappiamo che sei venuto per intervistare Giovanni, il profeta dell’Apocalisse. Il tuo desiderio è stato accolto dall’Altissimo e siamo stati inviati a te per guidarti alla conoscenza della Grande Rivelazione, contenuta nel Libro profetico che voi chiamate “Apocalisse”. Lascia che ci presentiamo. Io che ti parlo sono Giovanni, l’apostolo di Gesù, che ho scritto l’Apocalisse. Alla mia destra vedi Giovanni Battista.
 
Così venni a sapere che Giovanni l’evangelista era anche l’autore dell’Apocalisse, ma non capivo perché era accompagnato da Giovanni Battista. Giovanni si rese conto di questa mia perplessità, ancora prima che gliela manifestassi e mi rispose:
 
Giovanni apostolo: E’ venuto con me Giovanni Battista, perché il mio ministero di profeta, di cui fu investito a Patmos dallo Spirito, è simile a quello che ebbe Giovanni Battista nei confronti di Gesù.  Egli fu scelto da Dio per annunciare la prima venuta del Messia e per preparare Israele ad accoglierlo. Allo stesso modo io, nella mia vecchiaia, fui scelto dallo Spirito per annunziare Colui che “verrà presto” per giudicare il mondo e portare a compimento l’opera da Lui iniziata nella prima venuta.
Giovanni Battista: Se tu leggi attentamente il primo capitolo del Vangelo di Giovanni, vedrai che è dominato dalla grandiosa visione del Verbo di Dio, che era prima del tempo, da Dio e in Dio, come Luce e Vita del mondo, creato per mezzo di lui. Egli poi si è fatto carne per riempire i credenti in lui di grazia e verità, fino alla pienezza. Ebbene, in questo contesto, c’è un piccolo posto anche per me. Dice Giovanni: “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce” (Gv 1,6-8).
Giovanni apostolo: Come Giovanni Battista, anch’io ho un piccolo posto nella grandiosa visione del Messia risorto, seduto sul trono del Padre in cielo, che viene a giudicare la terra. Come Giovanni era nel deserto e viveva nell’assoluta lontananza dal mondo, quando i cieli si aprirono e conobbe il Verbo incarnato e la sua missione imminente, così io vivevo nell’isola di Patmos, dove ero prigioniero per la fede, quando i cieli si aprirono ed ebbi visioni celesti riguardanti il Cristo che vive e regna nei cieli e che verrà.  Si era verso la fine del regno di Domiziano, nel 95 circa. Era di domenica. Ma, adesso, non fermarti su di me, come non ti devi fermare a Giovanni Battista, ma devi contemplare e accogliere nel tuo cuore Colui che di cui Giovanni ed io diamo testimonianza: Gesù, il Verbo di Dio fatto carne, che è venuto e che verrà. Noi due siamo solo profeti e testimoni di Gesù. E’ Lui che devi ascoltare e seguire nella vita con cuore vergine, così che tu possa essere annoverato tra coloro portano sulla fronte il suo Nome e quello del Padre suo (Ap 14,1).

 
Ero confuso. Il parlare dei due Giovanni mi immise in un attimo nella grandiosa visione del Messia di Dio, Gesù Cristo, di cui entrambi dicevano a chiare lettere di essere testimoni e profeti. In quel momento mi vennero alla mente il primo capitolo del Vangelo di Giovanni e il primo capitolo dell’Apocalisse. Mi parvero straordinariamente simili, come se ci fosse un’identica ispirazione. Dissi allora a Giovanni:

 
Domanda: Giovanni, lo Spirito mi sta facendo comprendere la straordinaria somiglianza compositiva che c’è tra il primo capitolo del tuo Vangelo e il primo capitolo dell’Apocalisse. Vuoi tu spiegare meglio questo punto ai miei lettori?
Giovanni: Non solo tra il primo capitolo del mio Vangelo e il primo capitolo dell’Apocalisse troverai notevoli relazioni, ma per tutti i capitoli del mio Vangelo e dell’Apocalisse, se li metti a confronto. Di questo ti spiegherò durante l’intervista. Per quanto riguarda il primo capitolo del Vangelo, ecco che in esso troverai la solenne affermazione centrale: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1, 14). Nel primo capitolo dell’Apocalisse troverai un annunzio simile, che riguarda non la venuta del Verbo nella carne, ma sulle nubi del cielo davanti alle nazioni della terra, che si batteranno il petto davanti a Lui: ““Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà, anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto” (Ap 1,8). Il Vangelo annunzia la venuta del Verbo nella carne e le meravigliose realtà di grazia e verità che ci ha portato. E’ stata una venuta di gloria, cosicché ho potuto scrivere che “abbiamo visto la sua gloria”, ma questa gloria era nascosta nell’umiltà della condizione umana che Gesù ha abbracciato. L’Apocalisse annunzia la seconda venuta di Gesù, non più nella gloria nascosta, ma nella gloria pienamente svelata, quella che gode in cielo come “Re dei re e Signore dei signori” (Ap 19,16), Sposo della Chiesa e Giudice degli uomini. 
 
Domanda: Così Giovanni è stato il profeta della prima venuta e tu, Giovanni, sei il profeta della sua seconda venuta. Non riesco però a comprendere la tua missione come apostolo e scrittore del quarto Vangelo e la tua missione come profeta. Nell’Apocalisse non appare minimamente il tuo carisma apostolico, ma sempre e solo ti chiami “profeta” e il tuo scritto è chiamato “libro profetico”, che contiene “parole profetiche” (Ap 1,3; 10,8-11; 22, 7.18-19). Non fai minimamente cenno alla tua missione apostolica. Che relazione c’era nella Chiesa delle origini tra questi due ruoli di “apostolo” e “profeta”? 
Giovanni: Ricevetti la Rivelazione come profeta e non come apostolo. Dio si serve sia di apostoli che di profeti per rivelare il Suo Disegno di salvezza e di giudizio al mondo, come ha scritto Paolo a proposito del mistero di Cristo, che “non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito” (Ef 3,5). 
 
Domanda: E quali differenze ci sono tra apostoli e profeti?
Giovanni: L’apostolo è inviato da Dio e da Cristo per fondare la sua Chiesa e per guidarla sul fondamento dell’opera della salvezza, compiuta da Cristo con la sua morte e risurrezione. Come primi apostoli noi abbiamo predicato il Verbo della vita, “ciò era fin da principio e che noi abbiamo udito, abbiamo veduto con i nostri occhi, abbiamo contemplato e toccato con le nostre mani” (1 Gv 1,1). Chi lo accoglie, riceve la salvezza e la vita eterna. Ricevemmo la missione apostolica da Cristo stesso, missione che si trasmette di generazione in generazione attraverso il fenomeno chiamato “successione apostolica”, a cui si uniscono tanti che ricevono particolari missioni apostoliche. Anche il profeta è inviato direttamente da Dio, ma perché riceve particolari rivelazioni mediante visioni e audizioni celesti mediante cui Dio continua a parlare alla Chiesa e al mondo, confermando e sviluppando punti particolarmente importanti della Rivelazione totale che Cristo ha comunicato agli uomini mediante lo Spirito. Anche il ministero dei profeti serve all’edificazione della Chiesa di Dio e alla salvezza degli uomini, per cui Paolo scrisse ai Tessalonicesi: “Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Ts 5,19-20). I vostri teologi hanno chiamato le rivelazioni dei profeti alla Chiesa “rivelazioni private”. Con questa espressione c’è il rischio di sminuire l’importanza che hanno queste rivelazioni per l’edificazione della Chiesa e il compimento del mistero di Cristo nella storia. Potete pensare che queste rivelazioni private siano destinate a singole anime, da tenersi nel chiuso della devozione privata e non utili e necessarie per la vita di tutta la Chiesa.  Certamente non potete pensare così della Rivelazione ricevuta da me come profeta e da voi chiamata “Apocalisse”. La mia profezia nacque da una “rivelazione privata”, ma la Chiesa delle origini, a cui l’inviai, riconobbe subito la sua origine ispirata al punto da includerla tra gli scritti del Nuovo Testamento, che sono norma di fede e di vita per tutte le generazioni dei credenti. In tal modo Dio fin dalle origini ha sancito che la Chiesa istituzionale, fondata sugli apostoli, continuamente partorisse dal suo seno la profezia e la profezia della Chiesa in ogni tempo è data dal libro profetico dell’Apocalisse, letta, predicata, compresa e attualizzata nelle diverse epoche della storia della Chiesa e del mondo (continua)
 

Rimasi a lungo in meditazione davanti alle profonde spiegazioni di Giovanni e così invito i miei lettori a meditare bene questa prima puntata dell’Intervista a Giovanni, che si preannunzia molto interessante.

 
 
 
               INTERVISTA A GIOVANNI sull’Apocalisse (n.2):
LA GRANDE MIETITURA DEL MONDO
a cura di P. Carlo Colonna s.j.
 
Dopo aver meditato a lungo quanto mi avevano detto i due profeti, ritornai con nuova lena e desiderio ad intervistarli. I due erano ancora più desiderosi di me di istruirmi sulla Rivelazione. Essi soffrivano dell’ignoranza dei cristiani in questo campo e mostravano grande desiderio di aiutarci a crescere nella “verità tutta intera”, che lo Spirito Santo ha comunicato ai cristiani mediante l’Apocalisse 
 
Domanda: Giovanni, in genere nel nostro linguaggio comune la parola “apocalisse” evoca la fine del mondo o un disastro di proporzioni immani e c’è un senso di paura nell’accostarsi alla lettura del libro da te composto, perché si ha l’impressione che annunzi solo queste cose. Vorrei che tu ci aiutasti a sgombrare la nostra mente da idee errate o parziali che possiamo avere, quando leggiamo termini come “apocalittico” o “apocalisse” o ci accostiamo a leggere il tuo libro.
Giovanni: Ti voglio rispondere, rimandandoti alla parabola del grano buono e della zizzania, che Gesù ha raccontato. La troverai nel Vangelo di Matteo al capitolo 13, 24-30.36-43. Gesù intendeva parlare del regno di Dio nelle sue tre fasi. La prima fase è paragonata alla seminagione del grano buono da parte di Gesù, il Messia. Il grano buono seminato sono i figli di Dio, nati dall’accoglienza di Cristo nella loro vita. Difatti, come ho scritto nel mio Vangelo, quanti accolgono nella fede Gesù vengono generati da Dio come figli mediante la fede (Gv 1,12-13) e ricevono lo Spirito Santo, lo stesso Spirito di vita, di cui vive Dio. 
 
Domanda: Poi viene il diavolo, il nemico del Regno di Dio, e semina la zizzania, cioè i figli del diavolo. Si annunziano tempi difficili per i figli di Dio, perché grano buono e zizzania sono destinati a crescere assieme.
Risposta: Bravo, vedo che conosci la parabola. Grano buono e zizzania crescono assieme. E’ la seconda fase del Regno di Dio. I servi del padrone del campo vorrebbero estirpare subito la zizzania, ma il padrone impedisce loro di farlo, perché potrebbero estirpare anche il grano buono. La separazione è ritardata e rimandata al tempo della mietitura del campo, in cui grano buono e zizzania, separati, avranno una destinazione finale diversa: la zizzania verrà gettata nel fuoco e il grano buono sarà conservato nei granai. Questa è la terza fase del Regno di Dio, chiamata “la mietitura del mondo”, equivalente alla “fine del mondo”.
 
Domanda: Molto bello quello che insegna Gesù, ma non vedo che relazione c’è fra questa parabola e la Rivelazione che ricevesti.
Risposta: Ebbene sappi che il libro profetico dell’Apocalisse, da me scritto, è tutto dedicato al tempo della mietitura del campo di Dio, che è il mondo. Gesù nella parabola parla della mietitura del mondo con pochi accenni: “La mietitura rappresenta la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno nel suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!” (Mt 13,39-43). Nell’Apocalisse io ho scritto ciò che ho ricevuto mediante visioni e locuzioni celesti circa gli eventi che preparano e concludono la mietitura del mondo. Nel mondo vivono ogni giorno buoni e cattivi e la mietitura finale riguarda tutti, buoni e cattivi. 
 
Domanda: E che cosa succederà alla mietitura del mondo?
Giovanni: Ebbi visioni raccapriccianti circa la grandiosità del mistero d’iniquità, la zizzania della parabola, che cresce nel mondo insieme ai figli del Regno, combattendoli fino alla morte, e sulla mietitura dei malvagi e di tutte le forze che si oppongono al Regno. Saranno presi e gettati “nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte” (Ap 21,8). Nello stesso tempo ebbi visioni esaltanti e meravigliose circa la vittoria finale e il trionfo dei giusti che, arrivato il tempo della loro mietitura, saranno portati nelle dimore celesti di Dio come nella loro eterna patria. Gesù ha detto che “i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro” ed io ho visto tutto questo sotto forma della “città santa, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21, 2). Una voce mi diceva: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio con loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi, non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 2-4). 
 
Domanda: La grande mietitura del mondo: ecco un titolo più comprensivo che potremmo dare al tuo libro. Giovanni: Ti voglio riferire una visione che ebbi circa l’ora della mietitura del mondo che è nel piano di Dio. La puoi trovare in Ap 14,14-16: “Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio di uomo; aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata. Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: “Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura”. Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta”. E’ una visione molto importante, perché esprime bene il senso di tutta la Rivelazione che ebbi. Colui che siede sulla nube bianca, simile a un Figlio di uomo, è chiaramente Gesù Cristo, visto nella gloria divina (nube bianca) come Re (corona d’oro sul capo) e Mietitore del mondo (falce affilata). L’ora del giudizio del mondo è l’ora della sua mietitura. Gesù è Colui che dovrà eseguire mietitura e giudizio. L’angelo che gli parla, ordinandogli di gettare la falce per la mietitura, rappresenta la voce del Padre, la sua volontà, perché Gesù non fa niente se non quello che il Padre gli dice di fare. Io vidi come se la mietitura del mondo avvenisse davanti ai miei occhi, segno che dovrà infallibilmente realizzarsi.
 
Domanda: Ma quando avverrà tutto questo?
Risposta: Non è importante sapere quando verrà, ma è importante sapere che certamente avverrà perché fa parte del Disegno di Dio sul mondo. Io ho avuto la Rivelazione della grande mietitura, perché gli uomini si preparino ad affrontare positivamente mietitura e giudizio, a cui vanno incontro, accogliendo la salvezza che Gesù ci ha portato nella sua prima venuta. Per questo ricevetti, nelle visioni che avevo, pressanti esortazioni da rivolgere agli uomini perché si preparassero ad affrontare da vincitori e non da perdenti il tempo della mietitura. Certamente nell’Apocalisse ho scritto che il tempo della mietitura è vicino. Puoi tradurre in modo più comprensibile: “il tempo si avvicina”. Ogni giorno che passa è un giorno che ci rende più vicini al tempo finale della mietitura e non si può più tornare indietro. Se Dio ritarda il tempo della mietitura, è perché la messe del mondo, composta da grano buono e zizzania, non è arrivata ancora a maturazione, ma i tempi della maturazione si avvicinano sempre più. Vi sono poi dei segni disposti da Dio, da cui, se hai intelligenza spirituale, potrai capire quando il campo del mondo è prossimo alla mietitura. Anche di questo ho scritto nell’Apocalisse. Ma ne parleremo più avanti.
 
Giovanni Battista, che era rimasto in silenzio fino a quel momento, prese la parola e mi disse:
 
Giovanni Battista: Io comprendo molto bene la missione di Giovanni, che lui ha assolto scrivendo il libro profetico dell’Apocalisse. Al principio della mia missione io pensavo che Gesù, il Messia, venisse già come mietitore e non come seminatore di salvezza. Usai nell’annunciare la sua venuta termini che parlano in questo senso: “Egli (Gesù) ha in mano il ventilabro e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile” (Mt 3,12). Per questo inducevo tutti a fare penitenza per salvarsi dal giudizio di Dio imminente. Entrai in crisi quando vidi che Gesù veniva a portare la salvezza ai peccatori, che non era venuto per condannare, ma per salvare. Per questo mandai alcuni miei discepoli a chiedere a Gesù se fosse lui veramente il Messia che doveva venire o dovevamo aspettarne un altro.
Giovanni: Non è facile mettere assieme questi due aspetti della missione di Gesù, che sono entrambi veri, ma che si realizzeranno in due venute distinte di Gesù nel mondo. Nella prima Gesù è venuto come Salvatore, nella seconda verrà come il Grande Mietitore e Giudice. I Vangeli parlano della salvezza che Gesù è venuto a portare ai peccatori, che in Lui hanno la possibilità di ricuperare la giustizia perduta. Il giudizio è annunziato dai Vangeli come il traguardo finale della storia di ogni uomo, ma l’attenzione è rivolta più alla salvezza da accogliere nell’oggi della storia che al giudizio finale. Il libro profetico da me scritto, invece, abbraccia il tempo finale che arriverà dopo il tempo la predicazione della salvezza. Do per scontato la predicazione e il tempo della salvezza e annunzio come incombente il tempo della mietitura e del giudizio, a cui le chiese devono prepararsi, perché sia un momento di vittoria e non di sconfitta. Alla luce di quanto detto, puoi comprendere in che senso l’Apocalisse è annunzio di sventura e in che senso, invece, è annuncio di gioia senza fine.
 
Domanda: Non capisco bene e così penso che non capiscano bene i miei lettori.
Giovanni: Se gli uomini accolgono il Vangelo sul serio, si preparano ad una Rivelazione (Apocalisse) di gloria e di trionfo e non di dolore e di tormento; il Vangelo rifiutato, invece, prepara ad una Rivelazione (Apocalisse) di sconfitta e di tormento eterno. La mietitura del mondo ha due finali: una di gioia inesprimibile per il grano buono (i giusti); una di dolore senza fine per la zizzania (i malvagi). Vorrei tanto che il termine “apocalisse” d’ora in poi non sia collegato soltanto a sciagure e disastri, ma anche a gioie e felicità strabilianti, di dimensioni gigantesche, che Dio prepara per coloro che lo amano. L’apocalisse, sinonimo di disastro e tormento, è per gli empi e per il mondo malvagio, ma per i giusti, per i timorati di Dio, per quanti fanno delle beatitudini evangeliche il loro programma di vita, è annunzio dell’apoteosi della felicità e della gioia, di cui è impossibile quaggiù avere un’idea adeguata. Per questo l’Apocalisse è il libro profetico della speranza cristiana, basata sul timore e sull’amore di Dio, perché annunzia gli eventi con cui si adempiranno tutte le promesse di felicità e di vittoria che Dio ha promesso a quanti camminano per la via della vita, che è Gesù Cristo.
 
Rimasi anche qui come stordito dalle spiegazioni di Giovanni e capii chiaramente come mai nell’Apocalisse troviamo scene raccapriccianti di dolori e sciagure e visioni paradisiache di gioia e felicità senza fine. E’ proprio ciò che rende affascinante e misterioso questo straordinario libro che è l’Apocalisse!

 

INTERVISTA A GIOVANNI sull’Apocalisse (n.3):
LA VOCAZIONE A PROFETA APOCALITTICO
 a cura di P. Carlo Colonna s.j.
 
Sempre più ardeva in me il desiderio di conoscere a fondo l’Apocalisse e così continuai l’intervista a Giovanni:
 
Domanda:
Giovanni, in questo inizio della nostra intervista ti pongo domande che aiutino i nostri lettori ad entrare nel grande mondo della Rivelazione che ricevesti. Facciamo come quando si deve scalare una grande montagna. Prima di accingerci a salire, la studiamo da lontano in modo da familiarizzarci su che cosa troveremo, quando saliremo per i suoi sentieri. Tu ti presenti alle chiese come profeta, ma la tua profezia è apocalittica, diversa da altre forme di profezia, presente nei profeti biblici come Geremia, Isaia, Ezechiele e altri.
Giovanni: Il profeta è come una sentinella posta in alto, cui il Signore della storia apre gli occhi perché veda la sua presenza e il suo agire nella storia. Si può applicare ad ogni profeta ciò che è scritto nella Bibbia di Balaam il profeta: “Allora lo spirito fu sopra di lui. Egli pronunziò il suo poema e disse: Oracolo di Balaam, figlio di Beor, e oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante, oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell’Altissimo, di chi vede la visione dell’Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi” (Nm 24,3-4). La parola “Apocalisse” è la trascrizione italiana della parola greca “apocalypsis”. Il termine in greco indica l’azione di chi toglie il velo su ciò che è coperto e, quindi, “rivela” l’invisibile. Da qui la traduzione: “rivelazione”. Così presentai la mia profezia: “Rivelazione (Apocalipsis) di Gesù Cristo che Dio gli diede per rendere noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni” (Ap 1,1). Mi fu tolto il velo dagli occhi, acquistai l’occhio penetrante, udii le parole di Dio, ebbi la scienza dell’Altissimo e la visione dell’Onnipotente. Divenni poi profeta, quando un angelo meraviglioso e fortissimo mi apparve e mi consegnò con grande autorità “un piccolo libro aperto” che dovevo ingoiare, perché ciò che vi era scritto diventasse la profezia di Dio rivolta “a molti popoli, nazioni e re”. 
 
Domanda: E’ al capitolo 10 che descrivi il tuo incontro con l’angelo del “piccolo libro aperto”. E’ impressionante ciò che trasmetti del tuo incontro con lui.
Giovanni: E’ stata la mia investitura come profeta degli ultimi tempi. Con questa espressione “ultimi tempi” devi intendere il tempo in cui il Disegno di Dio nella storia si compie in modo definitivo. Divenni profeta apocalittico proprio perché la mia profezia, l’occhio penetrante che Dio mi diede, arrivò a scrutare il compimento dell’intero Disegno di Dio nella storia. Ad altri profeti Dio ha fatto vedere parti iniziali o intermedie del suo Disegno nella storia, man mano che si realizzavano. A me fece vedere il compimento di questo Disegno. Ricordo con commozione e tremore il gesto solenne che l’angelo compì prima di proclamare con autorità il decreto di Dio sul compimento della storia: “Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, che ha creato cielo, terra e mare, e quanto è in essi” (Ap 10, 5-6). Imprimi ben in mente questa scena. Quando un angelo di Dio parla, è pura verità ciò che dice, perché non può mentire. Non aveva bisogno di giurare. Col giuramento egli ha voluto confermare nel modo più solenne possibile che ciò che stava per annunziare era in nome di Dio. E’ come se al posto dell’angelo parlasse l’Onnipotente.
 
Domanda: E dopo questo gesto che disse?
Risposta: Sta attento e ascolta, perché in quel che disse è presente il significato più alto e misterioso della mia profezia, dell’Apocalisse: “Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti” (Ap 10, 6b-7). La mia profezia riguarda “il compimento del mistero di Dio”, che Dio aveva rivelato ai profeti e agli apostoli. L’espressione “mistero di Dio”, poi, significa “il mistero di Gesù Cristo nella storia”, la cui conoscenza è nascosta ai sapienti e agli intelligenti di questo mondo, ed è rivelata ai piccoli, come disse Gesù (Mt 11, 25). Il compimento del mistero di Gesù Cristo nella storia è la sua venuta nella gloria, sulle nubi del cielo, a rovina definitiva di Babilonia, la città del male, e a trionfo e vittoria della sua Chiesa, la Sua Sposa, il Suo Corpo.
 
Domanda: E dopo, come avvenne la tua investitura a profeta?
Giovanni: Ebbi un comando: “Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra”. Mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Pensavo che me lo desse in mano, ma mi comandò di divorarlo. Mi avvertì che avrei sentito amarezza nelle viscere, ma dolcezza nella bocca come se mangiassi del miele. Una forza irresistibile mi spinse a prendere il libro e a divorarlo. Avvenne come mi aveva detto l’angelo: in bocca era dolcissimo, ma nelle viscere sentii una grande amarezza. Poi mi fu detto: “Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re”. 
 
Domanda: Com’è misterioso tutto questo! Chi può intendere queste cose!
Giovanni: L’esperienza dei profeti non si commisura con le cose umane, ma con la sublimità e altezza di Dio. Dio è un fuoco divorante e noi profeti diventiamo tali dopo essere stati a contatto col suo fuoco divorante. La dolcezza in bocca del piccolo libro indica che conteneva la Parola di Dio per i giusti, parola di consolazione, di vittoria, di speranza, di vita beata che Dio promette ai suoi fedeli; l’amarezza nelle viscere indica la Parola di Dio rivolta agli empi, ai malvagi, a quanti si ribellano ad ogni appello alla conversione. Sono destinati ai tormenti eterni e già in terra subiscono molti castighi, perché si ravvedano. Questo è in modo particolare vero per la rivelazione che mi fu data perché io la mettessi per iscritto e la inviassi ai miei fratelli. Troverai infatti nell’Apocalisse le più alte visioni di consolazione per i giusti e dei più tremendi castighi e tormenti che sono riservati agli empi. Troverai dolcezza e amarezza. Ebbene, se veramente divorerai l’Apocalisse come io divorai quel “piccolo libro aperto”, sperimenterai la verità di ciò che ti ho detto. 
 
Domanda: E l’angelo che ti apparve, com’era? Mi ha colpito che aveva un piede sul mare e un altro sulla terra. Che cosa vuol dire questo?
Risposta: Ho visto molti angeli nelle mie visioni, ma nessuno era come questo. L’ho descritto più degli altri. Ecco come mi si presentò: “Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia di sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano aveva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce” (Ap 10, 1-3). E’ un angelo che in tutti i particolari con cui si presenta manifesta “divinità”, come un essere celeste che, stando in intimo contatto con Dio, ne riporta in sé le fattezze e le rivela agli altri cui appare. Anche Mosé, scendendo dal monte, dopo essere stato nella visione di Dio, aveva il volto tutto luminoso. Così era questo angelo. La nube e l’arcobaleno che l’avvolgono, la faccia di sole, le gambe di fuoco indicano un essere completamente avvolto e ripieno da Dio Luce e Fuoco. Il “piccolo libro aperto” indica che è un messaggero di Dio ed ha un messaggio da comunicare. Il libro è piccolo, perché il messaggio da comunicare nella sua sostanza è breve: Il tempo del compimento è certo e vicino! I piedi posti uno sul mare e l’altro sulla terra indicano il dominio divino che ha sul mondo, fatto di mare e terra. La voce forte come quella di leone indica che parla come un re, con assoluta autorità, come se parlasse Dio. 
 
Domanda: Dici pure che quando l’angelo ebbe gridato, sette tuoni fecero sentire la loro voce e che tu stavi per mettere in iscritto ciò che avevi sentito da parte dei sette tuoni, ma ricevesti l’ordine di non scrivere, ma di mettere sotto sigillo quanto i sette tuoni dicevano.
Giovanni: Vedo che conosci bene l’Apocalisse. Mi sei particolarmente caro, perché hai zelo per le cose che ho scritto per ispirazione divina. La beatitudine promessa a quanti leggono e fanno conoscere il mio libro è su di te. L’ho lasciato scritto a nome di Dio: “Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino” (Ap 1,3). Tu vuoi sapere che cosa sono i sette tuoni. Penso che abbiano a che fare con “i sette spiriti di Dio”, che vidi stare sotto forma di lampade accese che ardevano davanti al trono dell’Altissimo in cielo (Ap 4,5). Sono la loro voce. Ad essi è riservata la conoscenza dei misteri più alti di Dio, che non è lecito rivelare ad alcuno. Probabilmente riguardano il giorno e l’ora del compimento, che neanche Gesù ha voluto rivelarci. Ciò che ho messo per iscritto riguarda solo ciò che i cristiani di tutti i tempi devono conoscere per essere perseveranti nella fede in Cristo nelle grandi tribolazioni che devono attraversare in questo mondo e per attendere con fiducia il compimento del Disegno di Dio nella storia. Questo compimento è certissimo e vicino e sarà di grande consolazione per i giusti, che ora sono esposti al martirio, e di tremenda rovina per gli empi, che conseguono temporanei successi. Ricordi le parole dell’angelo dette sotto giuramento? “Non c’è più indugio…il mistero di Dio avrà compimento al suono della settima tromba”. Io questo suono l’ho udito e ti assicuro: quello che vidi e udii si realizzerà in modo perfetto. Beato chi persevera mantenendo salda la sua fede fino a questo giorno! Per perseverare gioverà a tutti conoscere a fondo la rivelazione che ebbi. 
 
Domanda: Ora capisco perché ricevesti la rivelazione, mentre eri prigioniero per la fede a Patmos.
Risposta: Paolo fu colto dalla rivelazione di Gesù Cristo, mentre era un grande persecutore dei cristiani, perché doveva essere un segno della misericordia di Dio al mondo. Io fui colto dalla rivelazione di Gesù Cristo a Patmos, mentre ero prigioniero per la fede, perché dovevo essere un segno soprattutto per quanti soffrono a causa della fede fino al martirio. Dio non lascia soli i suoi fedeli in queste circostanze, ma rivela loro quale immensa gloria è preparata per essi. Non c’è testo più bello a riguardo di quanto ha scritto l’apostolo Paolo: “Io ritengo che le sofferenze del mondo presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8,18). Ebbene, Dio mi fece vedere la gloria che prepara per quanti sono tribolati a causa della fede, così come mi fece vedere la tragica e irrimediabile rovina del mondo demoniaco del male che domina sulla terra e di quanti lo seguono. Tutto questo fa parte del compimento della storia, su cui Dio vigila ogni giorno finché tutto si compia.
 
Le parole di Giovanni mi avevano sconvolto e riempito. Era come se mi avesse trasportato in quello che aveva visto e sperimentato e l’Apocalisse diventasse per me una cosa viva e interessantissima. Caddi in un lungo silenzio, in cui sentivo risuonarmi dentro ora l’una ora l’altra delle sue parole.