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La prova della risurrezione

Cinquant'anni di sacerdozio  festeggiati a Rimini, insieme al Rinnovamento nello Spirito santo che tanto gli è caro. Padre Raniero, presiedendo la Celebrazione eucaristica, racconta la sua vocazione e invita a proclamare la resurezzione di Cristo che, prima di tutto, è vera dentro il cuore di chi crede.

La prova della  risurrezione 
L'inizio della sua storia con Dio risale a quando aveva 12 anni. Il Predicatore del Papa entrò in un collegio di Cappuccini nel dopoguerra; dopo tre mesi un ritiro nel collegio: Avevo ancora idee molto confuse sul mio avvenire; in quel ritiro cominciai a sentire per la prima volta parlare di Dio, del suo amore, della vita eterna. Nel mio cuore non so come - è il mistero della chiamata - si formò chiarissimo l'invito di Gesù a diventare sacerdote religioso francescano. E da quel giorno non ho mai dubitato; ero così convinto che andando a passeggio su una collina insieme a un mio compagno, sotto di noi la città Fano, gli dicevo: "Vedi, il Signore ci ha chiamati a camminare a un livello più alto, al di sopra del mondo"... Più tardi, anche attraverso gli studi di teologia, non sono arrivato ad avere la percezione così chiara, come in quel momento, di cosa significhi essere chiamati da Dio.

 

Gioia mia, Cristo è risorto
Raccontando la sua chiamata, padre Ramiero Cantalamessa pensa ai ragazzi che nel nostro tempo coltivano la vocazione, e testimonia la forza di Gesù risorto che anche oggi, da alcuni, si fa seguire senza indugio. Purtroppo il mondo - continua - pone ogni ostacolo, frastorna i giovani con mille cose, li infanga in modo che non abbiano più l'orecchio per sentire questa chiamata che è la chiamata alla Verità, alla sequela del vero Maestro, della Via e della Vita. Commentando le letture del giorno, il Predicatore invita a concentrarsi sulla risurrezione. Poi, la testimonianza. Infatti, dice, "gli apostoli e noi cristiani siamo sì testimoni del Vangelo, della parola di Dio, ma c'è una testimonianza privilegiata che è quella della risurrezione di Cristo... Il mondo accetterà il resto del Vangelo se prima lo convinciamo che Cristo è risorto, è vivo; che la croce e il dolore non hanno l'ultima parola". Padre Raniero cita sant'Agostino: " La fede dei cristiani è la risurrezione di Cristo". infatti, spiegava il padre della Chiesa, tutti credono che sia morto - lo testimoniano le fonti storiche - ma non tutti credono che sia risorto, solo i cristiani. Padre Raniero ricorda Serafino di Sarov, che visse dieci anni nel silenzio di un bosco, vivendo di contemplazione; quando fece ritorno nel monastero, la gente andava da lui per manifestare problemi e bisogni. Serafino salutava tutti dicendo: "Gioia mia, Cristo è risorto". Dobbiamo far credere nella risurrezione!, dice con dolcezza e fermezza all'asssemblea il Predicatore del Papa. E la prova fondamentale che Gesù è risorto la si trova dentro ognuno di noi, una volta che si è creduto, quando lo si sente vivo: egli "è vivo nella vita, nel dolore, nella prova. E se è vivo, deve essere per forza risorto. Gli storici e gli scienziati, coloro che cercano il Gesù storico, cercano tra i morti colui che è vivo". Ma arriviamo alla seconda bella notizia: se Gesù è risorto, anche noi risorgeremo, come ci dice l'Apostolo.

 

Dalla morte alla vita
Oggi si sta diffondendo anche in Italia una ideologia tremenda. Qualcuno promette che tra cinquanta anni la scienza darà la possibilità agli uomini di vivere fino a centocinquanta anni. E' diventata questa la grande promessa: non si parla più, ormai, di una vita eterna ma di un prolungamento della vita terrena. La qualità si è risolta in quantità, senza pensare alle conseguenza orribili. Se questo fosse vero, tra poco la terra diventerebbe un immenso ospizio di vecchi, senza più posto per la nascita di un bambino. Non cadete - dice - con forza - in questo tranello; non lasciatevi abbagliare dalla prospettiva di una vita un pò più lunga. Si tratta della tremenda trasformazione, cominciata con Nietzsche, della vita soprannaturale in una super vita naturale. I cristiani devono credere a un'altra grande promessa, devono affidarsi alla speranza in una vita nuova che, seppure non sappiano come, sarà uno stare con Lui. Padre Ranireo Cantalamessa cita san Leone Magno, che parla di due risurrezioni: una del corpo che avverrà nell'ultimo giorno (non conosciamo quando) e una risurrezione del cuore che deve avvenire ogni giorno. Cosa significa? Non più depressione, scoraggiamento, tristezza e peccato, ma vita vera. La risurrezione di Cristo ci dice che c'è la possibilità ogni momento, se noi vogliamo, di uscire dal sepolcro, della disperazione, della paura. E' Gesù stesso che ci libera; con lui anche la paura  diventerà salvifica e redentrice, scomparendo... Gesù è capace di cambiare tutto.
 

Testimoniate la speranza
Per testimoniare la risurrezione è necessario vivere e testimoniare la speranza. Ce lo dice la Scrittura: Benetto sia Dio padre che ci ha rigenerato mediante la risurrezione di Cristo per una speranza viva (cf 1 Pt, 1,3). Dio ci ha rigenerati, ci ha fatto nascere di nuovo per una viva speranza grazie alla risurrezione di suo Figlio. E' questa risurrezione ha come frutto la speranza e si trasmette trasmettendo speranza. Così il Predicatore invita i ventimila convocati a Rimini a tornare a casa pieni di questa speranza viva. Per poi seminarla ovunque. Perché il mondo ne ha un bisogno enorme: L'italia in questo momento, lo dicono i vescovi, ma lo dice la sociologia, è una nazione che ha bisogno di speranza perché sta diventando quel "popolo di ossa aride" di cui si parla in Ezechiele, cap. 37. E se non sono i cristiani a provocare un sussulto di speranza, chi lo farà? Solo noi abbiamo la speranza teologale, quella che non è sconfitta neppure dalla morte. Padre Raniero fa l'esempio delle tre sorelle di cui parla il poeta Peguy: le tre virtù teologali sono tre sorelle; camminano per la strada tenendosi per mano, le due grandi ai lati e la bambina al centro. Quella al centro è la speranza. Tutti, guardandole, dicono che sono le grandi a trascinare la piccola. Si sbagliano completamente perché è la bambina al centro che trascina le altre due: se si ferma lei, la speranza, si ferma tutto.Infine, Padre Raniero si rivolge alle donne dell'assemblea; nella Bibbia Dio "manda" gli uomini, ma una volta, forse la più importante, chede alle donne di annunciare agli stessi apostoli la bella notizia. Il mattino di Pasqua Gesù dice alle donne: "Andate e dite ai miei discepoli che sono risorto e li aspetto in Galilea" (cf Mt 28,7). Le ha fatte testimoni della risurrezione di Cristo!  Le ha fatte apostole degli apostoli. Allora, care sorelle donne, immaginate che è Gesù risorto che vi parla attraverso questo povero vecchio cappuccino e vi dice:"Io ho bisogno di voi; andate, andate anche dai miei discepoli, cioè dai sacerdoti, nelle vostre parrocchie, con il vostro sorriso, la vostra accoglienza, la vostra disponibilità, anche la vostra bellezza. Testimoniate che io sono risorto"

 

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Tratto dalla rivista Rinnovamento nello Spirito Santo, speciale 31°convocazione nazionale dei gruppi e delle comunità del RnS
3 maggio 2008