E' neccessario che il comando "Andate e proclamate" si faccia cultura.
Portate al mondo parole di vita
Sintesi di L. L.
dalla relazione finale di Salvatore Martinez
Il perenne dinamismo dello Spirito
La pentecoste non appartiene a ieri, come il RnS, la fede è solo l'oggi di Dio. Scrisse Giovanni Paolo II in Dono e ministero ai sacerdoti: "Non siate mai uomini di ieri perché altrimenti sarete degli arretrati". Noi non vogliamo che il Rinnovamento arretri, perché ogni arretramento è deficit di amore, è mancanza di verità. Gli apostoli, dopo l'intervento miracoloso dell'angelo del Signore, ripresero il loro cammino, spinti dall'impulso dello Spirito, dopo quello che apparentemente sembrava un fallimento, cioè il fatto che erano stati arrestati: in realtà non si trattava di un fallimento ma era necessario che essi entrassero nell'oggi di Dio perché il mistero e l'attualità della Pentecoste non fossero interpretati come una festa, un tempo circoscritto, ma come il kairos di Dio.
Nel 1985 Giovanni Paolo II affermò che la Chiesa è essa stessa, per così dire, in movimento. Nel 1998 osservò che il Rinnovamento nello Spirito è un movimento ecclesiale; e dunque tutti noi siamo il movimento dello Spirito: la Chiesa è in movimento, il Rinnovamento nello Spirito è un movimento e noi siamo il movimento dello Spirito nella storia. Siamo un cuore in movimento, e siamo un corpo, il Rinnovamento, con una parola da portare: Gesù Cristo Signore e Salvatore.
Un dinamismo spesso ostacolato
Per fede Paolo si mise in movimento, facendo, si stima, almeno semilottocento chilometri a piedi novemila chilometri via mare. Dopo la sua conversione, dovette rimanere tre anni nel deserto di Arabia, in solitudine e preghiera; tornato a Gerusalemme (cf At 9), suscitò dubbio e gelesosia nella comunità e i cristiani ebrei di lingua greca avevano tentato di ucciderlo. Così Paolo aggiungerà altri quattro di solitudine a Tarso, dove tesserà al suo telaio per sopravvivere. Che contraddizione: Gesù, al momento della sua conversione aveva mostrato a Paolo uno scenario ben diverso, in realtà passano sette anni prima che egli inizi la sua miossione. In sette anni credo possa starci bene un Progetto unitario di formazione per prepararsi ad evangelizzare!
Paolo era formato ma doveva vedere le cose in una luce nuova, di capire le difficoltà della comunità cristiana. Uno scrittore italiano, Giovanni Testori, sembra ritrarre il dramma di Paolo che ha ricevuto il comando vieni e che nella difficoltà del vai vive il dramma del suo tempo: "Ti ho amato con pirtà, con furia ti ho adorato, ti ho violato - qui c'è la vita vecchia di Paolo - , bestemmiato. Tutto puoi dire di me tranne che ti ho evitato". Anche noi potremo arrivare a pregare così: tutto puoi dire di me, Signore, tranne che io ti ho evitato.
Il complesso dell'ostrica
Riprendiamo l'alto mandato contrenuto nel vangelo di Matteo: "Andate in tutto il mondo, annunziate a tutte le genti tutto ciò che vi ho detto e io sarò con voi tutti i giorni della vostra vita" (cf 28, 19-21). Il comando andate è un comando certo, anche se non ne conosciamo esattamente i tempi, come nel caso di Paolo. Chi ci comanda non conosce pari, poiché non esiste autorità più alta che possa comandarci. E' Dio che ci sta dicendo: vai! Il comnando andate si compernde solo nell'obbedienza, ma ti dà coraggio, ti sorregge, ti dà una nuova prospettiva di vita.
Tuttavia, come scrive don Tonino Bello, molti cristiani hanno il complesso dell'ostrica: sono attaccati allo scoglio, amano la tana, l'intimità del nido. Potremmo essere noi: ci terrorizza il pensiero del duc in altum, l'idea di rompere gli ormeggi, di spiegare le vele al vento impetuoso che abbiamo invocato. Ma chi si pone nel nido, nello stagno, non sentirà l'urgenza di questa espressione: andate! Noi siamo stati collocati da Gesù negli spazi del mondo, non negli stagni, siamo stati collocati negli sguardi infiniti del mondo, non nella miopia delle nostre case!
Perché andare?
Perché il Signiore ci può dire andate? Perché lui è andato prima di noi. Ricorda sant'Agostino: "Lui andò avanti e tanti lo seguirono. la via era aspra, ma divenne dolce, perché lui andò inanzi a tutti" (Sermo 328, 1-3). Dubitate di chi vi propone una via dolce fuori da Cristo, di chi vi propone un Rinnovamento facile, dubitate che il signore risolva tutto senza il vostro sacrificio! Non è questo il Vangelo! E' un surrogato, un vangelo pret à porter. Tuttavia, gli ostacoli partirono senza la paura di percorrere quella via, perché sapevano che l'aveva percorsa Gesù. Continua Agostino: "Quando morì, i discepoli ebbero paura; ma risuscitò e portò via ogni paura e li riempì d'amore" (I bid). Questa fede nell'eternità ci spinge a portare il Vangelo ovunque, in tutte le sue declinazioni.
Il Vangelo è un vangelo di vangeli, è il vangelo della vita, è il vangelo della famiglia, è il vangelo della cultura, della scienza, della tecnologia, è il vangelo della politica, è il vangelo dell'economia, perché, come afferma Giovanni Paolo II, fuori dal vangelo non c'è salvezza, non c'è soluzione alcuna ad ogni questione sociale.
Il vangelo di fronte al baratro del nulla
Norberto Bobbio, filosofo ateo e padre del laicismo, prima di morire scrisse:" Noi siamo circondati dal mistero. Sento di essere arrivato alla fine della vita e non ho trovato risposta alla mia domanda ultima. La mia intelligenza è umiliata e io accetto questa umiliazione". Quale preghiera da parte di un ateo! E Giuseppe Prezzolini:"Ecco, qui, solo, disperato, mi chiedo: da dove vengo? Mi chiedo: dove vado? Non so più chi interrogare, sono senza verità, sono senza appoggio, sono senza nessuno che mi dica quello che oggi trovo in me stesso.
E'che nulla ha importanza, nulla ha significato". Di fronte a questi baratri risuona forte "Andate e dite a tutti tutto quello che io vi ho detto": il tutto e il nulla. E' un abisso spaventoso. Ma è anche un abisso così esaltante che ci dice quanti sono gli spazi di questo andare e i luoghi del nostro proclamare.
La Verità è nella Chiesa, non fuori di essa
Leggiamo una pagina memorabile di sant'Agostino: " O Chiesa Cattolica, o madre dei cristiani, tu educhi e ammaesrti tutti: i fanciulli con tenerezza infantile,i giovani con forza, i vecchi con serenità, ciascuno secondo l'età, secondo le sue capacità non solo corporee ma anche psichiche...Tu consegni le donne ai loro mariti non per soddisfare la libidine, ma perché diffondano la prole, per creare... la società familiare...Tu assoggetti i figli ai genitori in una specie di obbedienza libera...Tu stringi i fratelli ai fratelli con un vincolo religioso più saldo e più stretto del legame del sangue.
Tu rinforzi... ogni parentela, ogni gruppo sociale...Tu insegni ai servi - oggi potremmo dire agli operai - a restare fedeli ai loro padroni - datori di lavoro - non per costrzione...ma per il piacere di compiere il loro ufficio. Tu rendi i padroni miti con i servi...Tu unisci i cittadini ai concittadini, le genti alle genti e gli uomini tra di loro, e non solo in società ma quasi in fraternità. Insegni ai governanti ad avere cura dei popoli e imponi ai popoli di assoggettarsi ai governanti. A chi si debba rendere onore, dare affeto, per chi si debba avere riverenza o sentire timore, chi consolare, ammonire, esortare, chi debba essere educato, ammonito o giudicato, tu lo insegni a tutti con solerzia, mostrando che non si deve dare tutto a tutti ma a tutti amore e a nessuno ingiustizia" (I Costumi della chiesa cattolica 1°, 30,62-63).
Non c'è pagina di letteratura che dica in modo altrttanto incisivo la ragione per cui non vogliamo che la Chiesa perda la sua bellezza, la sua forza, la sua originalità. Dobbiamo proclamare che nella Chiesa noi abbiamo riscoperto la gioa di vivere, la lode, la guarigione e la liberazione, l'amicizia e la fraternità.
Lo Spirito istruisce il Rinnovanento
"La vera preghiera - ricorda Kierkegaard - non è quando dio sta ad ascoltare ciò che noi gli domandiamo di fare, è vera preghiera quando pregando diventiamo noi coloro che ascoltano ciò che Dio vuole". E ciò che Dio vuole è che lo Spirito Santo, anima, fuoco, dinamismo della Chiesa, possa istruirci perché intendiamo le cosa sprituali. Non comprenderemmo nulla di questi due verbi di moto, andate e proclamate, senza l'istruzione dello Spirito Santo.
C'è una missione specifica che lo Spirito ha avviato nel mondo attraverso i gruppi e le comunità del RnS. In catechesi traedendae, (1979), Giovanni Paolo II sembra proprio parlare del RnS: "il Rinnovamento nello Spirito sarà autentico e avrà vera fecondità nella Chiesa non tanto nella misura in cui saprà suscitare carismi straordinari quanto piuttosto nella misura in cui si porterà il numero più grande e possibile di fedeli nella vita quotidiana".
Due considerazioni:
1° L'originalità del Rinnovamento non sta nei carismi, un mezzo importante ma un patrimonio comune della Chiesa: è questa la ragione per cui, obbedendo al cardinale Suenens, si decise di chiamarsi più opportunamente Rinnovamento nello Spirito Santo e non Rinnovamento carismatico cattolico. Non perché le due sigle siano realtà distinte, addirittura contrapposte;
2° fine del Rinnovamento è quello di portare i fedeli in tutti gli ambienti della vita quotidiana, in quello sforzo umile e perserverante che rivela la testimonianza e il mistero di Cristo.
Questo è il RnS, ecco perché noi desideriamo che il comando andate e proclamate si faccia cultura; cultura dell'interiorità, del cuore, del soprannaturale, cultura che si fa storia, socialità, natura, relazioni.
Quattro presupposti per l'evangelizzazione.
Noi predichiamo Cristo.
Noi dobbiamo annunciare il Kyrios, il Signore Gesù, vera mediciana al male del mondo: "porta un nome scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori" (Ap 19, 16). Re dei re, quindi della storia, delle nazioni, della società, e Signore dei signori, della Chiesa e di tutti i luoghi in cui viene invocato. Il curato D'Ars - patrono dell'anno che il Papa ha specialmente dedicato ai sacerdoti - scrisse che bisogna avere il coraggio di combattere il male, perché ne va di mezzo la propria salvezza.
Se pensi che il male altrui lo debba combattere un altro sbagli, perché il male che risiede in quella società o in quella persona combatte te, ti penalizza, fa arretrare l'esperienza della salvezza. Il cardinale Stepan Wyszynski osserva: "per dominare la tecnica della bugia ci vogliono tanti uomini - e infatti, vediamo bene quale alleanza c'è tra scienza, tecnologia, massmedia - ma bastano pochi a proclamare la verità, perché la bugia muore di morte naturale e la verità è immortale".
Predichiamo tutta la verità, non le parole che sono comode perché quelle scomode ci crocifiggono; San Paolo lo dice ai Corinzi: "Noi proclamiamo Cristo - non una parte di Cristo - potenza di Dio e sapienza di Dio" (1°Cor 1, 23-24). Ogni contesto sociale deve ricevere tutta la verità di Dio, inclusi i giudizi di cultura etica e culturale.
Predichiamo con un linguaggio pieno di speranza, perché il mondo deve sentire che predichiamo la gioia del si di Dio all'uomo, perché la nostra vita sia come la grammatica attraverso cui il Vangelo viene annunciato a tutti gli uomini.
Predichiamo a tutti, senza esclusione alcuna, a tutti gli uomini a cui è destinata la salvezza del Vangelo: "predicate ad ogni creatura" (cf Mc 16,15)
Tre condizioni per l'evangelizzazione
La preghiera
E' sempre poca: almeno un'ora della nostra giornata va dedicata all'incontro con il Signore, con la scrittura, pregando con le lodi e nelle lingue. Se non sai pregare non sai parlare, se non ritrovi Gesù non ritroverai gli uomini, se non ritroverai il cielo dentro di te il mondo sarà solo inferno. Solo pregando si ottiene lo Spirito: Gesù stava in preghiera nel Giordano e scese lo Spirito (cf Lc 3, 21-22); gli apostoli stavano in preghiera nel Cenacolo e scese lo Spirito (cf At 1,14). Alcuni dicono che il RnS sta smarrendo il dono della profezia: se fosse vero sarebbe solo a causa del fatto che non prega! Dalla preghiera si attinge lo spirtio profetico, dalla preghiera discende il vero o il falso RnS, nella preghiera ricevi le parole di Dio.
L'umiltà
Non possiamo pensare di annunciare per vana gloria, saremmo immediatamente abbandonati dallo Spirito. Oggi siamo così esposti, attraverso i mezzi di comunicazione, che rischiamo di essere scambiati per divi: "ti ho visto in televisione" e ti rispettano solo perché sei passato in una "scatoletta". Luci e riflettori creano tentazione. L'umiltà è decisiva se vogliamo annunciare il bene e denunciare il male, con la forza che viene dallo Spirito. La vana gloria ci ostacolerà, avremo paura della cattiva figura; la gelosia non ci farà sostenere il bene, l'invidia non ci farà promuovere il fratello e i doni di Dio (cf Fil 1, 15-16).
L'amore
Più amo più voglio amare: entrare in questa dinamica di amore risolverebbe tante situazioni familiari e matrimoniali, aiuterebbe tante coppie di fidanzati a decidersi per il matrimonio, tante relazioni a sanarsi, tanti gruppi a vivere la comunione: più amo più posso amare; si può annunciare per molti motivi, buoni o meno buoni, ma da soli non bastano: il primo missionario al mondo è venuto per amore: "Dio, infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito" (Gv 3, 16).
La Fede carismatica
Paolo VI, nel 1969, scrisse: "Il soffio ossigenante dello Spirito è venuto a svegliare nella Chiesa energie sopite, a risuscitare carismi dormienti, a infondere quel senso di vitalità e di letizia che a ogni epoca della storia definisce giovane e attuale la Chiesa stessa" Quando la Parola viene proclamata la Chiesa è attuale, quando noi stiamo in silenzio la Chiesa arretra. Allora, questa fede carismatica, che chiediamo ai gruppi e alle comunità, deve vivere di preghiere e di visione, deve essere un'esperienza che rivela quello che Gesù ha fatto per me e sopprimere in me ciò che ostacola la rivelazione di Gesù; questa fede consiste nel rinnegare pubblicamente quello che rinneghiamo nei nostri piccoli gruppi. e, infine, questa nostra fede - è un pensiero che ritorna quasi ossessivo in Benedetto XVI - nasce da un incontro e deve condurre a un incontro. Davanti a questo mandato ogni dubbio svanisce e ogni alibi viene confuso:
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Tratto dalla rivista Rinnovamento nello Spirito Santo, speciale 32°convocazione nazionale dei gruppi e delle comunità del RnS
3 maggio 2009