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XXXII Convocazione Nazionale

Ora il Pastore ci introduce a pascoli nuovi 
Andate e proclamate al popolo tutte queste parole di vita 
Dio è alleato con il suo popolo
Non abbiate paura: Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto!Esperienza di fraternità per una vera appartenenza al RnS
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!Gesù è lo stesso: ieri, oggi e sempre

 

Ora il Pastore ci introduce a pascoli nuovi

“Tutto quel che abbiamo detto e fatto in questa Convocazione, ora diventa vero. Non che prima non lo fosse, ma ora viene confermato con il sigillo di questa Eucaristia”.

È con questo richiamo che don Guido Pietrogrande, consigliere spirituale nazionale del RnS, introduce l’assemblea alla Celebrazione eucaristica conclusiva della XXXII Convocazione nazionale.

Don Guido inizia la sua omelia richiamando le tre metafore presenti nella parola di questa domenica: la pietra, l’ovile e il Padre. Se Gesù è stato scartato –fa notare – anche il Padre è stato scartato. Tutti noi, in questi giorni ci siamo sentiti più “figli”, tra noi fratelli e familiari di Dio. Dobbiamo allora accettare che qualcosa del Figlio deve vivere dentro di noi e come è accaduto a lui, qualche volta è inevitabile che ci sentiamo anche noi “scartati”. Il mondo scarta Gesù, buon Pastore, che ci prende per mano. “Chissà quanti di voi avranno sentito il calore della mano di Dio, durante questa Convocazione” – prosegue don Guido – attraverso gesti che allontanano l’estraneità e ci fanno sentire figli, conosciuti, amati. È il Pastore che ci ha preso per mano, il Pastore che ci conosce, che ci ama. Eravamo come pecore sperdute, ma Gesù ci raduna e ci introduce nelle sue scelte, nelle sue decisioni. Se ci affidiamo all’Agnello, veniamo introdotti nel “luogo” in cui egli sta parlando con il Padre: la preghiera.

Don Guido prosegue sottolineando come il Signore chieda anche a noi di farci pastori per il suo popolo. E lo chiede soprattutto ai sacerdoti e ai giovani. All’inizio della Convocazione – confida all’assemblea – “la mia prima gioia è stata quella di entrare nella Cappella per pregare. Dicevo: Signore, sento nel cuore che tu vuoi che mi rivolga ai giovani e dica loro che desideri che qualcuno diventi pastore. Poi dicevo tra me: Gesù, me ne basta uno. Uscendo fuori mi sono imbattuto in un ragazzo che mi ha detto: sono felice, ho fatto discernimento,entro in seminario!”.

Il Consigliere spirituale nazionale rivolge poi una domanda all’assemblea: “Crediamo che Dio chiama oggi? Il Signore non può lasciare la sua Chiesa senza sacerdoti; la crisi delle vocazioni non dipende da Dio, ma dalla nostra poca preghiera”. Ed esorta a fidarsi di Dio, perché egli possa dare risposte alle necessità umane. E la fiducia si attinge – aggiunge – in colui che dà la vita, che muore al posto nostro, che promette fedeltà. Come non fidarsi? Anche in mezzo ai dubbi, Gesù è la certezza.

Infine conclude con l’invito forte a seguire Gesù. “Allora le vocazioni ci saranno: alla vita, al servizio, finanche al martirio, perché dovremo in qualche modo dare il nostro sangue, altrimenti che valore hanno le nostre eucaristie! C’è qualcosa di nuovo che il Signore vuole fare, nella stessa proporzione con cui il mondo si sta perdendo: sarà una pioggia di grazia su di noi”. Amen. Alleluia.



Andate e proclamate al popolo tutte queste parole di vita At 5,20
 

 

 



“Andate e proclamate al popolo tutte queste parole di vita” (At 5, 20.). Con questo invito e questa speranza Salvatore Martinez ha introdotto la relazione conclusiva sul tema della XXXII Convocazione nazionale.

“Ogni pellegrino – ha affermato Martinez - ha bisogno di una strada da seguire e di una meta da raggiungere, passando anche attraverso i luoghi della prigione e del deserto, dove la parola è ‘silenziata’. Ma grazie al vento impetuoso dello Spirito generazioni di giovani e anziani si stanno spingendo verso Cristo: questo è il soffio di Pentecoste. La fede non appartiene a ieri ma è sempre e solo di oggi. Chi vive il passato – ha proseguito il Presidente Nazionale del RnS - è un uomo arretrato e noi non vogliamo un Rinnovamento superato per mancanza di amore e di verità. Abbiamo il dovere di rinnovarci sempre. La Chiesa è in movimento, il Rinnovamento è un movimento e tutti noi siamo il movimento dello Spirito della storia. Dobbiamo essere a ‘favore di vento’, perché chi va contro il soffio vitale dello Spirito è insensato”.

Dopo questi giorni di Convocazione “siamo diventati un cuore solo con migliaia di sentimenti e l’omaggio più gradito che possiamo fare al Signore – ha continuato Martinez - è chiedere incessantemente il dono di una Pentecoste infinita, che entri nel ‘finito’ del mio tempo”. Dobbiamo concentrarci su questo volontà, “desiderare è già pregare”; “il tuo desiderio è già la tua voce che prega” (Sant’Agostino). Pensando alle situazioni che ostacolano il nostro andare, tutta l’assemblea, accompagnata da Martinez, ha cantato, in preghiera, in un atteggiamento di fede e di abbandono: “Muoviti in me, tocca il profondo del mio cuore, la mia vita col tuo amore”.

Il movimento è fondamentale per contenere “l’andirivieni della Spirito, il continuo venire e andare della nostra fede. ‘Vieni’: è il verbo della ricezione, della ricostruzione personale, della cultura e dell’audacia del ‘sì’, proclamato fino all’ultimo respiro, che ci fa arrendere alla chiamata del Signore; il ‘Vai’ – ha spiegato Salvatore Martinez - è il verbo delle parole di vita, dell’andare per ricostruire, così da far passare il mondo dalla disobbedienza all’obbedienza, per riscoprire l’audacia del ‘no’ allo spirito del mondo, fino all’ultimo respiro. Da Gesù riceviamo il comando ‘vieni’ ma nell’andare viviamo tutto il dramma del nostro tempo e delle contraddizioni umane. La via di Dio non è facile, non è priva di sacrifici, altrimenti non sarebbe Vangelo. Di fronte a questa immagine, il rischio è quello del ‘complesso dell’ostrica’, di cui parlava don Tonino Bello, ovvero quello di rinchiudersi nell’intimità del nido, terrorizzati dal duc in altum, timorosi di avventurarci nel mare aperto. Solo chi rimane confinato nello stagno non potrà sentire l’urgenza della chiamata”. Salvatore Martinez ha ricordato le parole di Norberto Bobbio, scritte in fin di vita, riguardo all’accettazione della sconfitta della razionalità di fronte all’impossibilità di spiegare pienamente il senso della vita; e, citando Giuseppe Prezzolini, altro intellettuale ateo, ha ricordato che egli si interrogava sulle questioni di senso denunciando di non avere trovato la verità. 

“Andate e proclamate”, dunque, deve essere l’impegno che si trasforma in storia, in partecipazione sociale, in cultura. “Annunciare tutta la verità, predicando Cristo, non solo una parte di Cristo, e a tutti, con un linguaggio pieno di speranza, affinché la nostra vita – ha aggiunto il Presidente -  sia la grammatica della Parola di Dio”.

Salvatore Martinez ha concluso ricordando tre importanti raccomandazioni:

la preghiera: è il cuore del Rinnovamento è il luogo della profezia; in particolare la preghiera personale, nella quale impariamo a parlare con Dio e a parlare di Dio.

avere umiltà, questa condizione è decisiva, per poter proclamare senza apparire, non per vana gloria, non preoccupati di “perdere la faccia”;

bisogna amare, è l’amore di Dio che circola in noi e ci permette di operare. Entrare nella dinamica dell’amore risolverebbe tanti problemi di relazione: infatti, “più amo più voglio amare”.

Riprendendo l’ammonimento dell’angelo alla chiesa di Smirne, il Presidente ha evidenziato che “la Chiesa può essere anche tribolata ma è sempre giovane e viva; mentre, come nel caso della chiesa di Sardi, quando si sente perfetta non comprende di essere moribonda. Questo è un Rinnovamento che ci scomoda ma comodi saremo solo in cielo – ha concluso. Dal Nord al Sud, dall’Italia al mondo, sia lodato lo Spirito Santo che vive in noi”.

 

 
Dio è alleato con il suo popolo

 

 

 



Siamo giunti all’ultimo giorno della XXXII Convocazione Nazionale. L’incipit, come tutte le mattine, è il momento di preghiera comunitaria carismatica nella sua espressione di lode e benedizione.

L’augurio del buongiorno viene trasformato in “buon paradiso a tutti” da parte degli animatori. Che il giorno sia buono non dipende dalla persona, mentre il paradiso è una conquista che la preghiera di lode agevola.

La preghiera continua benedicendo il Signore per la gioia ricevuta in questi giorni e che si riceverà in questa giornata, giorno in cui Dio vuole celebrare la Sua alleanza con il suo popolo confermata dalla Parola di Dio proclamata (Lc 2,13).

L’invito, accompagnato dal canto dell’Alleluja e dalla Parola, è quello di unirsi, in questo momento mattutino, a tutti i cenacoli di preghiera sparsi nel mondo: monasteri, conventi di clausura e con tutti i luoghi in cui si celebra l’Eucaristia in modo che la preghiera possa raggiungere i quattro angoli della terra.

Ed ecco partire spontaneo il canto in lingue, forma tipica di preghiera degli aderenti al RnS con la richiesta di superare le barriere che privano i cuori dalla vera comunione.

La riposta di Dio, attraverso la Sua Parola, non si è fatta attendere: “Gioisci, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te – oracolo del Signore - . nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo ed Egli dimorerà in mezzo a te” (Zc 2,14-15).

Questa promessa si compie proprio oggi nell’assemblea. Dio dimora in mezzo a noi!.

Subito dopo è seguita l’invocazione dello Spirito Santo per una nuova Pentecoste con la richiesta al Signore di abbondanza di carismi in seno alla Sua Chiesa. Gli animatori hanno chiesto di pregare gli uni per gli altri e in particolare per il fratello o la sorella che stava accanto.

A seguire, il Signore, attraverso una profezia, si rivolge ad un fratello che partecipa per la prima volta alla Convocazione di Rimini annunciandogli il dono della predicazione. “Molti cuori ritorneranno all’amore del Padre attraverso la tua predicazione, dono che hai ricevuto non per i tuoi meriti ma per il tuo sì che oggi hai dato a Dio”.
La preghiera continua l’esortazione ai giovani e alle coppie di fidanzati presenti in sala. Il Signore confermerà tutti i desideri, le decisioni e le scelte di santità prese in questi giorni. Ai fidanzati Dio donerà la forza di vivere la castità non come una rinuncia ma come un sì dato a Dio volontariamente.

A conclusione viene proclamato il brano della trasfigurazione - Mc 9, 5-6 – anche noi, come Pietro, non abbiamo parole sufficienti davanti alla manifestazione maestosa della grandezza di Dio.

Le tende sono state piantate nei cuori dei partecipanti, quello che abbiamo ricevuto non avrà mai fine.


 


Non abbiate paura: Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto!
 

 

 E’ possibile per l’uomo post-moderno incontrare Gesù? E’ con questo interrogativo che sia apre la preghiera comunitaria carismatica della terza giornata di questa XXXII Convocazione Nazionale RnS.

Il popolo di Dio sa bene che un luogo privilegiato per incontrare il Signore è certamente la preghiera ed è così che si eleva unanime dall’assemblea un canto di lode rivolto a proclamare la regalità di Cristo. Con le parole del salmo 122, “Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: "Su di te sia pace!". Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene”, i presenti accolgono il dono del Risorto, un invito a fare tacere il trambusto nel proprio cuore a far posto alla grazia di Dio che come balsamo guarisce ogni ferita. In questo clima di dolce abbandono, si alza una preghiera di invocazione allo Spirito Santo che prepara i cuori a voler accogliere ciò che il Signore ha promesso.

La parola profetica proclamata giunge come un’esortazione e una consolazione per i presenti: “Esse dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?". Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui.” ( Mc 16, 3-6a).

Non si può più avere paura, perché noi oggi sappiamo che c’è chi ha già fatto rotolare la pietra del sepolcro del nostro cuore, rappresentata dal nostro peccato. Adesso la morte è stata sconfitta e la vittoria è del Signore. In questo brano del vangelo di Marco, le donne che erano presso il sepolcro hanno fatto un incontro che cambia la loro vita: sono state chiamate per nome e la gioia di vedere il sepolcro vuoto e di apprendere che Gesù è risorto, è tale che non possono fare altro che correre per annunciare agli altri discepoli ciò che è avvenuto. Chiunque ha fatto l’esperienza dell’incontro con la Persona di Cristo Risorto, sente dentro di sé la spinta irrefrenabile a correre per darne l’annuncio. Questa è la risposta alla domanda iniziale: “Si, ancora oggi come allora è possibile per l’uomo post-moderno incontrare Gesù!”
 

 

Esperienza di fraternità per una vera appartenenza al RnS

 

 

 

Sintesi degli interventi di don Fulvio Di Fulvio, Mario Landi, Marcella Reni

Attesa, desiderio, preghiera, attenzione e partecipazione di tutti. Sono questi gli elementi di vita che hanno aperto la sezione pomeridiana di questa terza giornata di Convocazione. Un’esperienza di fraternità per una vera appartenenza al Rinnovamento nello Spirito; “una sessione nuova, mai sperimentata, frutto di un grande discernimento”, come ha spiegato Salvatore Martinez.

È risuonata più volte la Lettera ai Romani: “Così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri” (Rm 12,5). Lo Spirito Santo sta risvegliando la Chiesa affinché ogni cristiano manifesti la propria identità. “Dalla società dell’appartenenza siamo passati alla società dell’alienazione”, ha denunciato don Fulvio Di Fulvio, membro del Comitato nazionale di servizio del RnS. “L’uomo si è messo al posto di Dio. Abbiamo paura di affidare a lui la nostra vita. Sono cinque, in particolare – ha sottolineato don Fulvio - gli ingredienti che rendono autentica la vita di un cristiano”:

Pentimento dei peccati. Questo comporta sia il rinnegamento del male che l’accettazione di Dio nella vita. Gesù deve tornare a governare in comunione con lo Spirito Santo.

L’accoglimento di Dio. È fondamentale accogliere Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore e Redentore. È di Cristo chi gli appartiene per la fede.

Il battesimo, l’effusione dello Spirito Santo. Ogni cristiano deve essere segnato dal Soffio vitale. Noi siamo chiamati a diffondere questa esperienza.

Inserimento in una comunità, necessario a ogni autentico cristiano. Lo Spirito di Dio è comunione con la Chiesa. Tutti hanno bisogno di crescere insieme, di aggregare a sé altre persone.

L’evangelizzazione, chiunque ha ricevuto lo Spirito deve annunciare. “Tutti sono validi all’interno del popolo per diffondere la Parola. Chiunque non evangelizza, citando il concilio Vaticano II – è inutile agli altri e forse anche a se stesso”.

Fatte queste premesse, Mario Landi ha lanciato, agli oltre 20.000 presenti, una provocazione: “Sentite di appartenere a Dio?”, ha chiesto. Non è importante parlare di appartenenza al Rinnovamento ma a Gesù e alla Chiesa. “Essere del Rinnovamento – ha affermato Landi – esprime una forma di appartenenza a Gesù. E se non vediamo operare in noi stessi quanto lo Spirito ha operato in Cristo, non gli apparteniamo. Lo Spirito che si è incarnato – ha proseguito Mario Landi –, è sceso nella storia concreta. Per questo ogni effusione autentica ci dona l’incarnazione” di Cristo nella nostra vita. Nasce un Corpo. Questo ci offre una nuova rilettura circa l’identità dei gruppi del Rinnovamento che rappresentano una piccola cellula di comunità cristiana, una forma di “autorealizzazione” di Gesù. Non c’è effusione senza comunità. Siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo Corpo. “Vivere nella comunità, essere fratelli e sorelle non significa partecipare a un gruppo che prega, ma a un Corpo che vive. Allontanando il rischio di rimanere disillusi, non dobbiamo – ha raccomandato Landi – idealizzare il nostro Movimento, questo rappresenterebbe un suicidio spirituale, al contrario dobbiamo sentirci un pezzo di roccia della Chiesa di Dio fatta di carismi e di disponibilità”.

Proprio dalle opere di Dio che devono essere visibili agli altri, è iniziato l’intervento di Marcella Reni, Direttore del RnS: “Ogni gruppo deve generare alla fede, deve far rinascere nello Spirito. Prima ancora che io nascessi, Gesù aveva pensato al mio gruppo, ai 1.900 gruppi del Rinnovamento, alla missione in Moldavia e alla sede nazionale di Via degli Olmi a Roma, voluta fortemente da don Dino Foglio e da padre Mario Panciera. È qui che il Signore ci dona profezie, luce e progetti. Questo avanzare è il frutto dell’impegno di tanti fratelli e tante sorelle sparsi in tutta Italia, del lavoro dei 31 dipendenti della Sede nazionale e anche dell’sostegno avuto con il 5 per mille che ci ha permesso di acquistare una casa in Moldavia”. Venti fratelli moldavi hanno ricevuto, lo scorso 19 aprile, l’effusione dello Spirito Santo e domani inizierà il primo gruppo di preghiera voluto dal popolo moldavo. “Questo – ha concluso la Reni – continua ad alimentare speranza, sogni e desideri che sono di Dio
 

 

«Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!»  

 

 

 

Sintesi dell'intervento di Kiko Argüello
Richiamando Giovanni Paolo II e il suo invito all’amicizia tra i movimenti cattolici, che ancora oggi esprime questo desiderio da lassù, Salvatore Martinez ha dato la parola all’iniziatore di una grande esperienza di evangelizzazione, oggi conosciuta con il nome di “Cammino neocatecumenale”: Kiko Argüello.

Sono qui – ha spiegato Kiko – non perché sia interessato a partecipare a eventi importanti, ma semplicemente perché “Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la stoltezza della predicazione”. È così che il significato e il contenuto del suo intervento sono tracciati con decisione e precisione fin dalla sua prima battuta, anzi “pennellata”, come lo Spagnolo ha detto di considerare le cose che è venuto a dire al popolo del Rinnovamento. Pennellate, come quelle di un pittore impressionista, che necessitano poi di essere colte nel loro insieme grazie all’aiuto indispensabile dello Spirito Santo.

Il seguito del suo intervento è fatto da diverse altre “pennellate” che pian piano svelano il lieto annuncio della salvezza.

Kiko si è riferito spesso alla letteratura Paolina, in modo particolare alla Seconda lettera ai Corinzi nella quale è riportata la parola di Dio che chiarisce il senso della salvezza operata da Cristo: «Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.» (2 Cor 5, 15).

L’uomo oggi sceglie di interpretare il ruolo di chi è “Dio di se stesso” – ha spiegato Kiko nella sua esortazione via via più accorata – cedendo alla tentazione del demonio, il quale gli fa credere che venendo a “conoscenza del bene e del male diventerebbe come Dio” (cf Gen 3, 5). Questo peccato abita nel cuore dell’uomo e lo illude che possa raggiungere da solo la felicità, lo porta a tagliare il legame con Dio e, quindi, le radici del suo stesso esistere. Lo condanna all’infelicità di una vita in cui i fatti gli rivelano che “non è così”, l’uomo non è “Dio di se stesso”. La conseguenza di questo peccato è la morte – ha proseguito Argüello – che ha richiamato l’attenzione dei presenti sulla disperazione che porta molti uomini al suicidio, molti più di quanti non si creda – ha sottolineato – dal momento che si cerca di nascondere la consistenza del fenomeno che lo scorso anno, nel solo Giappone, ha contato 49.000 suicidi.

L’uomo porta in sé l’immagine divina che lo vuole capace di amare nello stesso modo in cui ama Dio e che è mostrata chiaramente nell’immagine del Crocifisso.

«Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!» (Rm 7, 24). Ecco la buona notizia, ecco il kerigma, ecco la predicazione, ecco l’annuncio che salva: Dio ha inviato suo Figlio nella carne per permettere all’uomo di amare così come lui ama. «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Cor 6, 2b), perché ogni volta che si annuncia la salvezza questa si realizza, si attua. “Non importa se già lo sai – ha sottolineato Kiko– ogni giorno il cristiano ha bisogno di convertirsi a questa notizia”. Dio vuole essere uno dentro di noi, uno con chi ti passa accanto e al quale tu puoi portare quella salvezza che viene da Dio, ma che a Dio è piaciuto attualizzare attraverso la stoltezza della predicazione, del tuo annuncio.

“Questo mi ha spinto – ha concluso Argüello – ad abbandonare la pittura e tutto il resto. Cristo mi sollecita. È risorto. Ha vinto la morte e ci ha dato la possibilità di non vivere più per noi stessi ma perché lui viva in noi” 
 
 

Gesù è lo stesso: ieri, oggi e sempre

 

 

 

Sintesi dell'intervento di Ironi Spuldaro
Gesù è lo stesso: ieri, oggi e sempre. Ancora oggi continua a passare in mezzo al suo popolo e a guarire nel corpo e nello spirito così come duemila anni fa, perché nulla è impossibile a Dio!

Durante la giornata dedicata alla Misericordia il Signore si è servito anche del ministero di intercessione di Ironi Spuldaro, membro del Rinnovamento carismatico cattolico del Brasile, per l’esercizio del ministero della guarigione.

Non si può essere apostoli di Cristo – dice Spuldaro – se non nell’identità della Chiesa cattolica apostolica romana e carismatica e sono proprio i carismi, donati da Gesù agli apostoli, il mezzo con cui ancora oggi egli continua a operare guarigioni e liberazioni.

Carismi che promettono “nuovi cristiani nuovi” – sottolinea Ironi – e “una nuova Chiesa nuova, rinnovata” che sappia portare Cristo in ogni ambiente di vita in modo autentico e testimoniante, carismi che il Signore dona attraverso l’effusione dello Spirito Santo: “infine in noi sarà infuso uno spirito dall’alto allora il deserto diventerà giardino” (Is 32, 15).

Nell’assemblea viene letto il capitolo 10 del Vangelo secondo Matteo in cui Gesù istituisce l’apostolato comandando: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni” (Lc 10, 8) e oggi durante la Convocazione si è pregato proprio per la liberazione dagli spiriti impuri che attanagliano l’uomo con malattie spirituali, psichiche e corporali.

Il primo passo da fare – spiega Ironi – è rinunciare a satana, a tutte le sue seduzioni e tentazioni per abbandonare il sentiero del peccato ed entrare nella Via di Cristo, attraverso la propria professione di fede. Ed è la fede in Cristo che è capace di guarire le ferite nell’anima procurate in primo luogo dalle mancanze di amore: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi ed io vi ristorerò” (Mt 11, 28)

È Gesù stesso che chiama per ristorare le anime e i corpi; lo fa in primo luogo attraverso la preghiera perché laddove due o tre sono riuniti nel suo Nome egli è con loro!

La presenza di Gesù stesso è la forza guaritrice, e oggi nella seconda giornata della Convocazione nazionale erano presenti ben più di due o tre riuniti nel suo Nome.

La preghiera guidata da Ironi è stata intensa, partecipata dall’assemblea, fatta con fede e il Signore ha operato con la sua forza divina. Ci sono state diverse testimonianze spontanee di guarigioni nell’assemblea, tra le quali una ragazza che ha ripreso a camminare dopo 17 anni di infermità.

È questa la forza della preghiera fatta con fede, è questa la forza di chi si riunisce nel nome di Cristo, è questa la forza di Cristo, la forza dello Spirito Santo che è stato invocato nell’assemblea, è questo l’amore del Padre che ama e vuole abbracciare ogni figlio che si trova nella sofferenza; perché “come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, abbonda anche la nostra consolazione” (2 Cor 1, 5)