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Il mandorlo

Tutti conosciamo quelle giornate invernali in cui un tiepido sole scalda la terra e viene a dirci: «Coraggio! La Primavera non è poi così lontana!» Ma non è sempre stato così.
Ci fu un tempo in cui l’Inverno era molto rigoroso e non ammetteva eccezioni: guai se un raggio di sole avesse osato penetrare nel suo regno! Sarebbe stato congelato all’istante! Questo era l’ordine che l’Inverno aveva dato alle guardie di ghiaccio che custodivano i confini del suo regno, che si estendeva dal 21 dicembre al 21 marzo, data alla quale alla Primavera era permesso varcarne i confini.
E così, per la durata di tre mesi, tutto era freddo e desolato. La maggior parte degli animali se ne stava rinchiusa nelle tane e gli alberi spogli restavano muti e infreddoliti ad attendere l’arrivo della Primavera.
Ma un giorno d’inverno, un piccolo raggio di sole, mosso a compassione dalla vista di un giovane mandorlo che tremava di freddo in un giardino, decise di sfidare le leggi dell’Inverno e di fare capolino sulla terra.
Era la mattina di un primo gennaio: le guardie dell’Inverno dormivano profondamente perché, la sera prima, avevano fatto bisboccia per festeggiare l’arrivo dell’Anno Nuovo, così il raggio di sole poté attraversare indisturbato i confini del regno e, posatosi sul prato, accarezzò leggermente i rami spogli del mandorlo.
È lei! È lei! — gridò il giovane albero e la sua voce festosa salì dalle radici e raggiunse le piccole gemme che dormivano tranquille sui rami.
— È lei! È lei, svegliatevi! — disse il mandorlo e le gemme si schiusero e, sbadigliando, allargarono i loro petali bianchi che, in un attimo, rivestirono tutto l’albero, come se migliaia di farfalline bianche si fossero posate sui suoi rami.
Il mandorlo vestito a festa aspettava di ricevere la carezza e il saluto della Primavera, ma non vide nessuno. Attorno a lui tutto era bianco e spoglio: il melo, il roseto e l’ortensia che stavano accanto a lui innalzavano i loro rami spogli verso il cielo, come per implorare l’arrivo della Primavera..
((Eppure non mi sono sbagliato! — pensò il mandorlo — Io ho sentito la sua carezza!».
Ma il raggio di sole che lo aveva sfiorato non era più là per dirgli che aveva ragione: era già stato scacciato oltre i confini dell’Inverno dalle guardie di ghiaccio che, nel frattempo, si erano svegliate.
E così il mandorlo in fiore rimase lì solo in mezzo alla neve e incominciò a sentirsi confuso e smarrito. I piccoli fiori bianchi tremavano di freddo sui rami e qualcuno incominciò a piangere silenziosamente.
In breve, tutto l’albero fu scosso dai singhiozzi.
E i singhiozzi dei fiori di mandorlo svegliarono il melo lì accanto.
Vedendo il mandorlo in fiore il melo esclamò:
— Ma si può sapere perché ti è saltato in mente di sbocciare adesso?
— Perché ho sentito la carezza della Primavera... — disse il mandorlo tutto confuso, perché non era più tanto sicuro che fosse vero.
— La carezza della Primavera il primo gennaio? Ma tu sei matto! Devi averla sognata, la Primavera, come capita a tutti gli alberi, del resto. Ma a nessuno è mai passato per la testa di credere ai sogni!
Il melo era proprio scandalizzato dal comportamento sconsiderato del giovane mandorlo e parlava con molta foga, tanto che svegliò la pianta di ortensie.
— Si può sapere cosa c’è da gridare così? — chiese l’ortensia, ma vedendo il mandorlo fiorito comprese subito tutto e si unì ai rimproveri del melo:
— Bisogna proprio essere impazziti per perdere la testa al primo raggio di sole! Prima di fare qualcosa, caro mio, è bene pensarci due volte! Io, per esempio, non mi fido neppure del primo sole di Primavera e aspetto gli ultimi raggi di sole primaverile per far sbocciare i miei fiori: è più sicuro!
— Sprecone! Mani bucate! — le fece eco il roseto — Hai gettato via tutto quello che avevi: cosa donerai, adesso, alla Primavera quando arriverà?
— Già, cosa le donerò? — si chiese il mandorlo e si sentì profondamente triste per avere sciupato il suo dono.
Intanto scese la notte, il momento preferito dall’Inverno per uscire a passeggiare nel giardino con tutto il suo seguito: gelo, brina e raffiche di vento. I fiori di mandorlo rabbrividivano e cercavano di attaccarsi ai rami con tutte le forze. Ma la loro resistenza non durò a lungo.
La mattina, quando gli alberi del giardino si svegliarono, videro che tutti i rami del mandorlo erano spogli.
Questa volta nessuno ebbe il coraggio di dire niente. Solo l’ortensia osservò a bassa voce:
— Poveretto! Si è già punito abbastanza da solo...
— Già, in fondo ha avuto quello che si meritava — aggiunse il melo, anche lui a voce bassa.
Il mandorlo non disse niente e rimase là, spoglio e infelice, ormai rassegnato a mostrare alla Primavera la sua vergogna.
E venne il ventuno di marzo.
Quell’anno, al mandorlo, gli alberi in fiore sembravano più belli che mai e questo non faceva altro che aumentare la sua confusione e la sua vergogna. Cercò di raccogliere i suoi rami spogli, sperando che le chiome fiorite degli alberi che lo circondavano potessero nasconderli.
Fata Primavera, rivestita di un bellissimo abito bianco, entrò nel giardino con passi leggeri.
Quell’anno non si fermò a salutare il pesco che stava accanto al cancello e che, per tradizione, aveva diritto a ricevere il primo bacio della Primavera, ma si diresse subito verso il giovane mandorlo.
Gli altri alberi la guardavano compiaciuti e approvavano, abbassando le chiome al suo passaggio.
— Va a dirgli quello che si merita! — sussurrò il melo al roseto.
Anche il mandorlo ne era sicuro e avrebbe voluto potere nascondersi sotto terra.
Ma Fata Primavera, giunta presso il mandorlo, per prima cosa, lo accarezzò. Poi si chinò, raccolse i fiori che giacevano a terra congelati e li baciò delicatamente. Al bacio della Primavera i fiori si ridestarono e si trasformarono in leggiadre farfalle che presero a danzare attorno alla Fata.
Gli alberi del giardino ammutolirono: decisamente il comportamento della Primavera era inspiegabile. Anche il mandorlo, che pur era felice, non ci si raccapezzava più.
Allora Fata Primavera si mise al centro del giardino e disse così:
Oggi ho onorato colui che, senza avermi veduta, ha creduto nel mio arrivo. Ha creduto quando solo un debole raggio di sole annunciava la mia venuta. Non ha avuto bisogno che il sole splendesse per donare tutto quello che aveva. Senza vedermi, senza sentirmi, ha offerto i suoi giovani fiori per me. E oggi io proclamo felice colui che ha donato tutto, rinunciando anche alla gioia di vedere che io avevo visto il suo dono. Perché non bisogna fare economie quando si tratta di slanci del cuore!
Voi mi avete amata e onorata vedendomi di persona
— disse rivolgendosi agli alberi in fiore — ma lui ha fatto molto di più: mi ha amata e onorata vedendo un riflesso della mia presenza. Mi ha amata non nella visione, ma nella speranza. E, da oggi in avanti, io concedo a ogni mandorlo di fiorire innanzi a tutti per essere il mio messaggero.
Perciò, quando, molto prima dell’arrivo della Primavera, vi capita di vedere un mandorlo in fiore, non  compatitelo, ma rallegratevi per lui, perché lui è il messaggero della Primavera, colui che la precede per preparare sulla sua strada un tappeto di fiori.