DOMENICA 07 FEBBRAIO
DOMENICA 10 GENNAIO
DOMENICA 27 DICEMBRE
DOMENICA 14 DIC 4° di Avvento
DOMENICA 13 DIC 3° di Avvento
DOMENICA 06 DIC. 2° di Avvento
DOMENICA 29 NOV. 1° di Avvento
DOMENICA 22 NOVEMBRE
DOMENICA 1 NOVEMBRE
DOMENICA 25 OTTOBRE
DOMENICA 18 OTTOBRE
DOMENICA 11 OTTOBRE
DOMENICA 27 SETTEMBRE
DOMENICA 20 SETTEMBRE
DOMENICA 07 FEBBRAIO
Prima di essere la pietra su cui Cristo avrebbe fondato la sua Chiesa, Pietro-Simone è stato colui che ha percorso per intero il cammino pieno di passione impulsiva ed insieme di incertezze verso il suo Signore. Egli è stato in questo modo colui che ha percorso, prima di noi, l’itinerario che a ciascuno di noi è chiesto di percorrere. Simone era un pescatore: ciascuno ha il suo lavoro e a ciascuno può capitare di faticare nel buio di tante notti e di non prendere nulla. Ma interviene quella Presenza che chiede di lavorare sulla sua parola, cioè di vivere la propria esistenza all’interno di quell’avvenimento potente che è Cristo Signore e allora il nostro lavoro e la nostra esistenza trovano una fecondità mai prima conosciuta. In questo stesso momento ciascuno di noi percepisce la propria distanza da quell’abbraccio misericordioso ed insieme la propria estrema vicinanza. Non saremo chiamati a fare altre cose, ma a farle per un altro scopo. Così Pietro continuerà ad essere pescatore, ma da allora in poi sarà pescatore di uomini.
Prima lettura Is 6,1-2.3-8 Eccomi, manda me!
Seconda lettura 1Cor 15,1-11
Così predichiamo e così avete creduto.
Vangelo Lc 5,1-11 Lasciarono tutto e lo seguirono.
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore
Il brano evangelico in questione ci presenta la chiamata dei primi discepoli. Gesù si trova sulle rive del lago di Genesaret, oltre a Lui c'è la folla e alcuni pescatori. Mentre la folla manifesta la volontà di ascoltare la Parola, i pescatori se ne stanno in disparte, distanti. Di fronte a questo scenario, come spesso succede, Gesù chiede ospitalità e sale sulla barca di Simone… chissà quale progetto ha in mente!!! Ma cerchiamo di dare un ordine alle cose:
la folla ascolta il logos... - derivato dalla radice leg-, raccogliere, raccontare, parlare, significa all'origine parola, discorso, lingua, racconto. Il suo equivalente ebraico è d?b?r, parola…in questo caso è la predicazione generica - La folla è affascinata dalla predicazione di Gesù, ma il fatto stesso che si accosta facendo ressa e non in modo equilibrato e silenzioso, dice che persiste un distacco tra la vita e la parola annunciata; la Parola non trova un terreno fertile… c'è tanto entusiasmo e niente più. La folla ama ascoltare i fatti ma preferisce non compromettersi con la Parola. Quella predicazione cade su un terreno apparentemente buono, ma non fecondo… superficialmente bello, ma senza capacità produttiva. Allora l'atteggiamento di Gesù ci porta su un piano più elevato.
Mentre si trova sulla barca di Simone, chiede a questi di fare una cosa strana: allontanarsi e pescare in un'ora insolita… cosa molto originale… comunque perché non ubbidire?
Pietro e gli Altri sono a contatto con la "Rema"… Allontanarsi significa rompere con una realtà che non sempre ci offre soddisfazioni… tagliare i ponti con una società che bada solo al benessere e all'apparenza, nella quale non si accettano compromessi senza un tornaconto. Allora, si prende il largo, ma con Gesù. Cioè, nella vita siamo chiamati a fare delle scelte serie, severe e responsabili. Ci si discosta da terra e si prende il largo, perché a rendere stabile le acque c'è la presenza/persona di Colui che libera da ogni paura e da ogni forma di timore… e offre oltre al sostentamento corporale anche quello spirituale. Si taglia il cordone ombelicale con la realtà umana, per ristabilire il legame pieno, duraturo ed efficace con il Signore della vita. In questo clima di scelta, per prima cosa è necessario evidenziare un rapporto di fiducia. Simone dice a Gesù: sulla tua Parola (rema)… - questo termine sta a indicare molto spesso una singola parola o detto… è spesso inteso come parola di predizione divina, il contenere in se stesso il suo compimento e la tendenza a diventare realtà - non è una parola, come appena detto, come tante altre, ma è una Parola che vuole entrare con prepotenza nella vita di ciascuno, una parola autorevole capace di aprire nuovi orizzonti e spalancare nuove porte. Per cui la nuova realtà vitale che da questo rapporto scaturisce, deve essere fondata sulla fiducia, che Gesù pone in me e io in Lui. Se non c'è fiducia reciproca non ci può essere comunione o collaborazione e nemmeno sequela.
Le reti quasi si rompevano… le barche quasi affondavano… per loro fortuna né si rompono e né affondano. Cosa vuol dire tutto ciò? La presenza di Gesù fa osservare la vita con gli occhi di chi si scopre stracolmo di doni divini… elargiti da Colui che ci ha pensati, creati e amati dall'eternità. La nostra vita è quasi sempre una lamentela delle cose che non ci rendono felici e di problemi che assillano la nostra quotidianità… oltre il nostro mondo non c'è niente e nessuno.
La vicenda di Pietro è un invito a guardare la vita con gli occhi della fede per potere individuare i benefici che riceviamo e che ci permettono di affrontare in modo sereno e tranquillo la quotidianità. Questa scoperta di una realtà positiva che soggiace nella nostra persona e sostiene la vita, soprattutto nei momenti più tristi e bui, deve indurci ad un riconoscimento delle proprie debolezze e dei propri errori che quotidianamente si commettono. L'uomo deve lasciarsi plasmare e avvolgere dalla parola con cui è venuto a contatto. Anche in questo l'atteggiamento di Pietro dice come la Parola ascoltata e interiorizzata porta i suoi primi frutti… una confessione delle proprie debolezze e una richiesta di aiuto a uscire fuori dal baratro in cui ci ha condotti il nostro egoismo sono l'inizio per compiere un salto qualitativo: da terreno poco fecondo a terreno fruttuoso. Ecco allora la decisione di mettersi alla sequela del Maestro: offrire a tutti gli uomini la possibilità di liberarsi da una di precarietà umana e spirituale e iniziare un cammino di ammissione delle proprie debolezze… che si concretizza nella conversione.
Ma bisogna prendere coscienza che la nostra vita di discepoli porterà i suoi frutti, riusciremo a prendere vivi gli uomini, solo se si instaura un rapporto di fiducia con Colui che ha trasformato e vuole trasformare la nostra vita. L'essere discepolo, oggi diremmo cristiano, è fondamentalmente un lavoro di comunione e di abbandono filiale e fraterno… senza Cristo non si va da nessuna parte… o forse non si parte.
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DOMENIICA 10 GENNAIO
BATTESIMO DI GESÙ
“Tu sei il Figlio mio, l’amato”
Sulle rive del Giordano, Giovanni Battista predica la conversione dai peccati per accogliere il regno di Dio che è vicino. Gesù scende con la folla nell’acqua per farsi battezzare. Il battesimo per i Giudei era un rito penitenziale, perciò vi si accostavano riconoscendo i propri peccati. Ma il battesimo che Gesù riceve non è solo un battesimo di penitenza: la manifestazione del Padre e la discesa dello Spirito Santo gli danno un significato preciso. Gesù è proclamato «figlio amato» e su di lui si posa lo Spirito che lo investe della missione di profeta (annuncio del messaggio della salvezza), sacerdote (l’unico sacrificio accetto al Padre), re (messia atteso come salvatore).
Dal Vangelo secondo Luca 3,15-16.21-22
Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore Lode a te, o Cristo
Le letture di oggi ci richiamano quelle che abbiamo udito nel periodo dell’Avvento e del Natale: sono quasi un riassunto o, meglio, un richiamo dell’attesa degli uomini, attesa che è stata esaudita. Il Signore, che aveva promesso di venire e per il quale abbiamo preparato la via, eccolo, è in mezzo a noi. Lo abbiamo contemplato bambino, e ci è stato detto che “cresceva in sapienza età e grazia”. Oggi lo contempliamo mentre Dio stesso lo presenta: viene presentato agli uomini che si riconoscono peccatori e vanno da Giovanni a farsi battezzare. Questo Giovanni con grande verità e chiarezza sa di preparare il popolo ad accogliere il Messia. Deve aiutare quanti pensano che il Messia sia egli stesso: no, il messia non si limiterà a battezzare con acqua, come fa lui, non si limiterà ad una purificazione. Non è tutto per l’uomo essere libero dal peccato, essere discolpato dalle iniquità.
L’uomo deve vivere, deve vivere una vita degna del suo Creatore, degna del suo Dio. Questa testimonianza di Giovanni mi viene alla mente quando qualcuno mi dice che non fa nulla di male. L’uomo che si limita a non fare nulla di male non sa ancora cosa significhi vivere. Il figlio di Dio è colui che vive una vita piena, ricca di santità, una vita in comunione con Dio stesso. Per questo non è sufficiente una purificazione dal male commesso in passato, ma è necessario lo Spirito Santo. Ecco l’opera di Colui che deve venire, il dono del Figlio di Dio agli uomini. Giovanni lo dice con l’espressione: “Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Lo potrà fare perché su di lui scende e rimane proprio lo Spirito Santo. Ciò avviene dopo che proprio lui, Gesù, è entrato nell’acqua della purificazione dai peccati: noi sappiamo che egli non era peccatore, perché mai aveva disobbedito al Padre. Egli si è messo ugualmente con i peccatori, per prendere su di sé il loro castigo: ciò avverrà pienamente quando salirà sulla croce. Qui al Giordano egli si umilia, e avviene quanto egli dirà poi ripetutamente ai suoi discepoli: chi si umilia sarà esaltato. Proprio a testimonianza del fatto che egli non è peccatore, anzi, che egli è il Dio con noi, ecco la voce dal cielo che accompagna la discesa della colomba. Questa voce che viene dall’alto testimonia che la sua vita è tutta gradita a Dio: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Chi ha udito questa voce? Soltanto lui o anche il popolo? Oggi la udiamo noi, e noi la prendiamo sul serio. Gesù è Figlio di Dio, gradito a lui. Staremo vicini a lui, ovunque sarà. Staremo con lui nei suoi momenti di silenzio per godere la sua presenza, nei momenti in cui parlerà per ascoltare la sua sapienza, nei momenti in cui sarà disprezzato per soffrire con lui, nell’ora della sua morte per vincere con lui le forze del male. Vivremo in tal modo una vita nuova, libera dai condizionamenti del peccato presente nel mondo. Rinnegheremo con lui “l’empietà e i desideri mondani” e contribuiremo a formare un popolo nuovo, portatore di una vita che “rinnova la faccia della terra” (salmo). Questa festa completa la celebrazione del mistero del Natale: Gesù, presentato da Maria, dagli angeli, dalla voce dei pastori, da quella di Simeone e di Anna, viene infine presentato da Dio stesso: Dio lo presenta quando egli vive l’umiltà. Una nuova lezione per noi, superbi. Dio ci approva quando siamo umili!
Padre Leonildo
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FESTA SANTA FAMIGLIA
Ma essi non compresero ciò che aveva loro detto.
La famiglia è la prima cellula della società e della Chiesa. Dio l’ha creata a sua immagine (Gn 1,26) e ha affidato all’uomo il compito di crescere, di moltiplicarsi, di riempire la terra e di sottometterla (Gn 1,28). Questo disegno si avvera quando l’uomo e ha donna si uniscono intimamente nell’amore per il servizio della vita, partecipando così al potere creatore di Dio e all’amore redentivo di Cristo.
Dal Vangelo secondo Luca 2,41-52
Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
Parola del Signore Lode a te, o Cristo
La nostra famiglia è il primo luogo dove viviamo la Parola di Gesù. Con le persone con cui siamo a contatto molto tempo e a cui ci legano l’affetto e l’amore, con loro possiamo anzitutto essere rivelatori della luce di Dio. È questo che vediamo osservando la famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe: vediamo tre membri di una famiglia impegnati a donarsi l’un l’altro i segni della fedeltà, della pace, della grazia che vengono da Dio stesso. Osserva Giuseppe e vedrai la purezza dell’amore coniugale, la fortezza e la sapienza di un custode fedele e generoso, la prontezza di fede di un uomo maturo. Osserva Maria e vedrai la grazia e la tenerezza di un amore che si dimentica di sè e vuole la gioia dello sposo e la crescita del figlio. Guarda Gesù e vedi l’amore ubbidiente del Figlio di Dio che cerca solo e sempre la volontà del Padre. L’amore, pur nella diversità delle sue sfumature, unisce nel cuore di Dio le tre persone della santa famiglia. Per ognuna di loro Dio è la persona più importante, e per questo essi vivono una comunione perfetta e santa, per questo essi si sentono l’uno per l’altro importante, per questo essi si accolgono reciprocamente come dono di Dio. Il segreto dell’unità e dell’armonia di una famiglia è questo: ognuno nel proprio cuore dà il primo posto a Dio. Con questa premessa ognuno ha la forza di amare l’altro senza attendersi ricompensa e ognuno percepisce la presenza dell’altro come un dono immeritato, dono di cui essere continuamente riconoscente.
Le letture della Parola di Dio ci vogliono aiutare a fare qualche passo in questa direzione. La madre di Samuele, Anna, ha accolto da Dio il dono del figlio e a Dio ha voluto ridonarlo: così la sua maternità è divenuta perfetta. L’evangelista ci fa osservare la santa Famiglia in uno dei suoi momenti più difficili, e più belli: Gesù è diverso da come se lo immaginano i genitori. Essi ne soffrono come tutti i genitori quando si accorgono che il loro figlio non appartiene più a loro. È il momento però in cui vedono compiuti i loro desideri più profondi: il figlio apprezza il suo essere di Dio, e agisce di conseguenza.
Il loro amore non è fare l’uno quel che piace all’altro, ma fare ciò che Dio vuole, ciò che Dio chiede: questo è l’amore che essi si donano con fedeltà. Giovanni ci fa tenere lo sguardo rivolto al Padre, per vedere l’amore con cui siamo amati, l’amore che possiamo donarci gli uni gli altri, l’amore che è incarnato dal Figlio Gesù. È in lui che deve passare anche l’amore delle nostre famiglie, tra coniugi, tra figli e genitori, tra fratelli. Se il nostro amore non passa per Gesù non riuscirà a superare le prove delle nostre debolezze e dei nostri difetti e peccati. Ma se il nostro amore passa per Gesù nemmeno gli sbandamenti più gravi riusciranno a dividerci e a renderci nemici gli uni degli altri. Riempi il tuo cuore di amore a Gesù, e la tua famiglia riceverà forza di unità e pace.
Padre Leonildo
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DOMENICA 14 DIC 4° di Avvento
4a di AVVENTO
“Beata colei che ha creduto”
Il futuro Messia è presentato più come il discendente del Davide, pastore di Betlemme, che non del Davide glorioso della città regale. Umili e poveri sono i primi portatori della speranza e della salvezza. Così è Maria nei riguardi di Elisabetta. Per la stessa umiltà e povertà Elisabetta, illuminata dallo Spirito Santo, riconosce in Maria la madre del Salvatore, e proclama il mistero che si è compiuto in Lei.
Dal Vangelo secondo Luca 39-45
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Ap¬pena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bam¬bino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orec¬chi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore Lode a te, o Cristo
Tra pochi giorni celebreremo il Natale di Gesù. Questa quarta domenica d’Avvento vuol preparare la nostra mente e il nostro cuore in modo che siamo degni di vivere una festa così grande. Fuori di questo edificio abbiamo un’infinità di distrazioni e tentazioni che ci disturbano, perché ci danno l’idea che Natale sia solo occasione di spendere denaro, di pensare a cosa mangiare, a come divertirsi, dove viaggiare, quali regali procurarci per parenti e amici. Io voglio sperare che tu non ti lasci travolgere da queste futilità che sembrano più vicine alla bestemmia che alla lode. Tu vedi il Natale come il Natale di Gesù, e perciò fissi i tuoi desideri su di lui, sulla sua persona, per vedere come esprimergli il tuo amore e la tua riconoscenza, per intuire come farlo conoscere e farlo amare anche dalle persone che ti amano. Per questo ascoltiamo la Parola di oggi con attenzione. Il profeta Michea parla di una città, Betlemme, e di una madre, che attendono colui che avrà la vera dignità regale, ma parla anche di un popolo che è stato messo “in potere altrui”, cioè è stato reso schiavo, perché il suo cuore desideri e attenda uno che possa liberarlo: questi regnerà in modo nuovo, al modo di Dio, con il suo amore misericordioso! La lettera agli Ebrei ci fa conoscere nell’intimo colui che viene: egli viene per compiere la volontà del Padre, viene quindi in obbedienza, rovesciando il comportamento di Adamo, che preferì seguire il proprio piacere invece che le indicazioni di Dio. Colui che viene obbedendo sa che la sua obbedienza gli costerà, perché dovrà mettersi al posto dei sacrifici, sostituendoli tutti. Egli sarà l’unica vittima sacrificale per redimere l’uomo e l’umanità e santificarli. Questi è Cristo, che fa propria la volontà di Dio, offrendosi liberamente. Parla ancora di lui il vangelo, facendoci osservare la Madre sua ed Elisabetta che si incontrano. È a causa di lui che si incontrano. È per lui che Elisabetta diventa madre, perché suo figlio è destinato a farlo conoscere a tutto il popolo. E anzitutto è proprio Elisabetta che ne percepisce in modo misterioso la presenza in grembo a Maria, tanto che la saluta con le parole con cui Davide salutò l’arrivo dell’Arca dell’alleanza nella sua città: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”. Elisabetta sa che il figlio che Maria nasconde in sé è il suo Signore, il suo Dio. E loda quella madre fortunata, fortunata perché ha vissuto e sta credendo con una fede grande come quella di Abramo. Ecco come ci prepariamo a celebrare il Natale di Gesù: teniamo presente che egli viene per offrire se stesso in sacrificio, e che anche sua madre si è offerta per portarlo, pur intuendo che egli sarebbe stato per lei una croce costante. Ci prepareremo chiedendo perdono per i nostri rifiuti della volontà di Dio e offrendoci a compiere ogni giorno il suo amore generoso e misericordioso.
Padre Leonildo
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DOMENICA 13 DICEMBRE
3a di AVVENTO
Che cosa dobbiamo fare?
“Che cosa dobbiamo fare? Chiedono al Battista per preparare la via al Messia. La prima indicazione pratica è la solidarietà e la condivisione con chi è povero. La vera conversione passa attraverso il dare meno importanza alle cose che si possiedono per poterle così donare a chi è più povero di noi. La condivisione di ciò che si è e si ha, è una legge fondamentale per la vita dei cristiani. L’egoismo e la sete di possesso, di accumulo, è invece, un segno di poca fede e di non piena e vera conversione.
Dal Vangelo secondo Luca 3,10-18
E noi che cosa dobbiamo fare?
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Parola del Signore Lode a te, o Cristo
“Canta ed esulta” dice il salmo di oggi. Perché cantare e perché esultare? Per poter cantare bisogna essere contenti, e noi invece siamo angustiati, ansiosi, pieni di paure, di insicurezze e di sfiducia. Canta ed esulta! Il motivo della nostra gioia ce lo dice San Paolo: “Il Signore è vicino”. È vicino colui che ha vinto la morte e perciò può vincere anche tutte le nostre paure e farci superare tutte le difficoltà, è accanto a noi colui che ci ama e che possiede la chiave della nostra felicità. Egli è vicino e può ascoltare la nostra voce che gli presenta preghiere e suppliche. Prima di tutto però gli presentiamo il nostro grazie. Perché ringraziarlo? Egli è venuto vicino a noi, che siamo peccatori, che siamo diventati un peso gli uni per gli altri, e con la sua vicinanza ci dona speranza e gioia di vivere. San Paolo ci dice che, grazie alla sua vicinanza, possiamo aver fiducia di rivolgerci a Dio con tutte le nostre richieste, pregando e ringraziando: sarà lontana da noi ogni angustia e ogni paura. Anche nelle situazioni all’apparenza disperate, quando non intravediamo con la nostra mente alcuno spiraglio, anche allora la pace di Dio ci può raggiungere e nella sua pace il nostro cuore può rimanere fisso in Gesù, nostra vita. Le parole dell’apostolo fanno eco a quelle del profeta Sofonia, che invita tutto Israele ad esprimere la gioia, perché il Signore Dio è ancora vicino, anzi “è in mezzo a te” ed è capace di ridonare la pace ed il benessere al popolo. Messaggio di gioia sono anche le parole di Giovanni Battista alle folle che lo raggiungevano al Giordano per farsi battezzare. Ad esse egli dava suggerimenti per rendere concreta la conversione del cuore. A tutti consigliava la condivisione dei beni materiali: chi è attaccato alle ricchezze, chi pensa ad accumulare per sé non potrà vivere nella gioia, perché non si accorgerà mai della presenza e della vicinanza di Dio. Agli esattori delle tasse, quotidianamente tentati di arricchirsi ingiustamente, raccomandava di non pretendere nulla oltre il dovuto. E ai soldati, abituati ad arrangiarsi senza lasciarsi impietosire dalla povertà, raccomandava pure di sapersi accontentare del poco che ricevevano e di non prendersi nulla da sé. E poi annunciava la presenza di Gesù: egli è più forte e più grande, e la sua caratteristica supera tutte le aspettative: infatti egli “battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Con queste espressioni Giovanni ci vuol far conoscere la grandezza di Gesù, che non si limita a perdonarci i peccati, ma ci immerge nella vita di Dio, una vita luminosa e ardente come il fuoco. Parlando di fuoco Giovanni pensava a quello dell’altare del tempio, che faceva salire a Dio il sacrificio come profumo a lui gradito. Se Gesù ci battezza in Spirito Santo e fuoco, significa che egli può renderci divini e farci giusti, può presentarci al Padre come offerta di cui egli si compiace. In questi ultimi giorni di Avvento faremo anche noi passi di conversione, distaccandoci dalle cose del mondo, per attendere Gesù che continui a cambiare la nostra vita, purificandola e divinizzandola.
Padre Leonildo
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DOMENICA 06 DIC. 2° di Avvento
Voce di uno che grida
nel deserto
Il vangelo di oggi si apre con un inquadramento storico che vuole situare l’inizio dell’attività del Battista e quindi di Gesù, dentro a un periodo preciso della vita umana. Luca desidera cioè farci capire che l’evento della venuta del Signore Gesù, del Messia, salvatore, non è un episodio mitologico, non è un evento della fantasia, ma un fatto che ha segnato profondamente la storia dell’umanità.
Dal Vangelo secondo Luca 3,1-6
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!.
Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesa¬re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».
Parola del Signore Lode a te, o Cristo
Continua il nostro cammino dell'Avvento: attesa e preparazione del cuore, al Natale del Signore. Nel vangelo di oggi l'evangelista Luca offre una lunga serie di precise informazioni per dirci quando Gesù, il Figlio di Dio, ha iniziato la sua vita pubblica e l'opera esplicita della sua missione.
Gesù non è un'idea, un'invenzione di qualcuno... Gesù è un personaggio storico, sicuro, documentato. Gesù è una persona semplice in mezzo ai potenti della storia, ma ha cambiato la storia e il suo regno, regno di amore e di pace, regno dei cuori, dura in eterno.
Il Figlio di Dio è veramente venuto in questo mondo e ha dato tutto se stesso dentro lo svolgersi dei fatti umani del suo tempo. Tiberio, Pilato, Erode Antipa, Filippo... tutte queste persone rappresentano la miseria umana, le lotte, il potere, gli sfruttamenti e i mali della storia.
Eppure dice il vangelo Dio arriva ugualmente, anzi viene proprio per questo, per salvarci dai mali. E' l'annuncio della speranza e della salvezza per tutta l'umanità.
Dio viene a salvarci proprio nelle situazioni difficili; Dio è sempre con noi. Dio cammina nelle strade e nelle vicende umane. La vera storia la fa il Signore; i potenti di questo mondo finiscono presto.
Questo ci apre alla speranza, alla consolazione, alla testimonianza. I tanti martiri della storia e anche della nostra epoca recente hanno saputo credere che Dio, prima o poi, secondo i suoi tempi, cambia la storia, salva i suoi figli, salva l'umanità.
All'interno degli avvenimenti ricordati viene sottolineata l'opera di Giovanni Battista, il precursore, colui che prepara l'attesa e l'accoglienza del Signore. Senza questa preparazione, Dio non viene nel mondo, Dio non lo incontriamo, non facciamo esperienza di Lui, non riusciamo ad accogliere tutta la sua grazia e la sua salvezza.
Giovanni Battista grida: "Preparate le vie del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, ogni burrone sia riempito, ogni monte sia abbassato... Ogni uomo vedrà la salvezza del Signore". "Preparate le vie del Signore":
E' l'invito forte e profondo di questa domenica di avvento.
Ci facciamo alcune domande. Cosa vuol dire "preparare le vie del Signore"? In quale maniera posso preparare questa via nel mio cuore, nella mia vita e andare incontro al Signore e accoglierlo?
"Raddrizzate i suoi sentieri":
Quali sono le cose storte, i pensieri mondani, gli atteggiamenti incoerenti che devo riportare nella luce e nella direzione del Signore? "Ogni burrone sia riempito": come devo colmare i vuoti della mia vita, il vuoto di tante azioni senza significato, come devo aprirmi a Dio per non rimanere negli abissi della mia miseria? "Ogni monte e ogni colle sia abbassato": come abbassare la cresta della superbia, dell'egoismo, del prestigio, dell'apparenza umana, per accogliere lo spirito di Gesù, mite e umile di cuore?
A Gesù interessa il nostro cuore; è lì che dobbiamo preparare le vie, colmare i vuoti, cambiare, convertirci.
Nella fede, nella preghiera, nell'impegno di cambiare tante cose che vanno cambiate nella nostra vita, possiamo vivere l'attesa del Signore e sperimentare la sua grazia, la sua gioia, la sua salvezza.
"Preparate le vie del Signore":
Anche noi siamo chiamati, come Giovanni Battista, ad aiutare tante altre persone a cercare il Signore, a incontrarlo, ad accoglierlo. La gente ha tanto bisogno di Dio. Tutti i problemi e i mali che affliggono il mondo sono il segno che siamo lontani da Lui.
Vogliamo impegnarci tutti a fare il più possibile perché tante altre persone abbiano la fede, vivano la preghiera, trovino nel Signore la luce, la forza, il significato per la loro vita, possano vivere nell'amore a Dio e al prossimo, perché queste sono le cose più belle per tutti.
La grandezza dell'amore di Dio si rivela nel ricondurre sulle sue vie l'uomo smarrito e disorientato che si è allontanato da Lui. La conversione è innanzitutto dono di Dio: è Lui che opera e che salva. Mentre le strade che separano l'uomo da Dio si arrampicano sulle alture della superbia, dell'egoismo, dell'onnipotenza, dell'autosufficienza e lo fanno sentire sempre più solo ed infelice, lontano dal Padre e dai fratelli. Quelle del ritorno, della conversione, sono le vie diritte e sicure dell'amore, della pace e della giustizia, della fedeltà e della gioia, sulle quali non solo egli cammina verso Dio, ma Dio stesso va incontro a lui. È necessaria però disponibilità e collaborazione all'opera della salvezza: sgomberare la strada da cumuli di cose inutili perché si possa verificare l'incontro con il Salvatore. Dio, per richiamare l'uomo, si serve anche di tutti quei "Giovanni Battista" che sanno "vedere", e incoraggiano gli altri a vedere, ciò che ancora non c'è. È necessario liberarsi dalla presunzione di essere a posto e riconoscere umilmente di dover cambiare occhi, mente e cuore per accogliere il Signore e vivere per Lui. D'altra parte, sono proprio gli umili ad essere chiamati alla gloria da Dio che "rovescia i potenti dai troni e confonde i superbi nei pensieri del loro cuore", come dice Maria Ss. nel Magnificat.
don Roberto Rossi
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DOMENICA 29 NOV. 1° di Avvento
State attenti a voi stessi.
L’attenzione ai segni del tempo e ai semi del regno gettati da Dio nella storia, presuppone una vigilanza che evita lo stordimento. “Dissipazioni”, “ubriachezze” e “affanni della vita” sono invece caratteristiche della persona senza speranza. Chi disperde, dissipa, il suo tempo, le sue energie, per cose senza durata, che però sembrano colmare bisogni di piacere immediati, rinuncia di fatto ad at-tendere, rinuncia a coltivare il germoglio, ma si limita a mangiarlo subito. Se mi mangio il germoglio per soddisfare la fame di oggi, mi precludo la possibilità che cresca e possa diventare l’albero che nutre e toglie la fame di tanti e per sempre.
Dal Vangelo secondo Giovanni 18, 33b-37
Tu lo dici: io sono re.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia della terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.
Parola del Signore Lode a te, o Cristo
Nella prima domenica di Avvento, mentre iniziamo un nuovo anno liturgico, il Signore ci parla della fine. Egli ci vuole aiutare a vivere ogni giorno sapendo che il tempo non è tempo da godere per fare quel che ci piace, ma tempo da riempire di opere e di atteggiamenti di cui renderemo conto a colui che ce l’ha donato. Tutta la nostra vita è un luogo dove deve agire il Figlio di Dio, un tempio dove lui deve essere adorato, una strada dove lui possa camminare e incontrare gli uomini. È lui, Gesù, la pienezza dell’umanità: se egli è in noi, pure la nostra vita sarà piena e pienamente appagata. Se egli deve star lontano da noi perché noi lo escludiamo o perché vogliamo fare nostri interessi, allora tutti gli avvenimenti saranno per noi scogli insormontabili, e ogni cosa che sembra sicura sarà un trabocchetto, un inganno, una delusione. Gesù ci esorta quindi, per il nostro bene più bello, a vigilare su noi stessi, a non tradirci con le nostre mani.
L’invito di oggi è un invito a prendere seriamente la nostra vita, perché in essa possa manifestarsi l’amore di Dio. Anche San Paolo ci ricorda la stessa cosa: è suo forte desiderio e preghiera che i cristiani vivano in modo che risplenda tra di loro l’amore: in tal modo Dio stesso fa risplendere sulla terra la propria gloria.
Siamo in attesa della venuta di Gesù, che, già venuto nella storia, continua a venire e ad essere presente in mezzo a noi per preparare la sua venuta finale. Iniziamo perciò questo nuovo ciclo annuale alla sua presenza, con la gioia di chi sa di avere un compito insostituibile. Il nostro compito, come annuncia Geremia, è una partecipazione al realizzarsi delle profezie di Dio, che vuole donare a tutti i popoli il “Germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra”. Noi, vivendo in modo da piacere al Signore, cioè secondo la sua volontà, diamo inizio a quel regno in cui non compaiono le ingiustizie e in cui ogni giudizio viene pronunciato da colui che ama gli uomini e li vuole salvare dall’accusatore. Questi è colui che deve venire: il tempo di Avvento è tempo di preparazione ad accoglierlo, tempo di attesa.
Ogni attesa è vera attesa quando è generata dall’amore. Viviamo perciò questo tempo amando Gesù: desideriamo così incontrarlo, vederlo, ascoltarlo, essere visti da lui ed essere toccati dalla sua mano. Prepariamo il nostro cuore con gesti di conversione: convertiamo la nostra preghiera, facendola diventare appunto attesa amorosa; convertiamo il nostro parlare, riempiendolo di quella saggezza che tien conto del traguardo finale; convertiamo il nostro agire, svuotandolo dell’egoismo e della ricerca del nostro piacere; convertiamo il nostro vivere, temprandolo con mortificazioni e rinunce. Saranno tutti gesti di amore che ci preparano a vivere per Gesù e con lui, donando al mondo i segni di quella novità e verità che esso cerca e non sa nè può trovare con i mezzi con cui la sta cercando.
Padre Leonildo
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PRIMA LETTURA
Dn 7,13-14
Dal libro del profeta Daniele
Guardando nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.
SALMO RESPONSORIALE dal Sal 92
Il Signore regna, si riveste di splendore
Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza.
È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei.
Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.
SECONDA LETTURA Ap 1,5-8
Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo
Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.
A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà,
anche quelli che lo trafissero,
e per lui tutte le tribù della terra
si batteranno il petto.
Sì, Amen!
Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!
CANTO AL VANGELO Mc 11,9.11
Alleluia, alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Alleluia.
VANGELO Gv 18,33b-17
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Parola di Dio
Il Vangelo dell'ultima domenica dell'anno liturgico, solennità di Cristo Re, ci fa assistere all'atto conclusivo della storia umana: il giudizio universale: "Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra". Il primo messaggio contenuto in questo vangelo non è il modo o l'esito del giudizio, ma il fatto che ci sarà un giudizio, che il mondo non viene dal caso e non finirà a caso. Esso è iniziato con una parola: "Sia la luce…Facciamo l'uomo" e finirà con una parola: "Venite, benedetti…Andate, maledetti". Al suo inizio e alla sua fine c'è la decisione di una mente intelligente e di una volontà sovrana.Questo inizio di millennio è caratterizzato da una accesa discussione su evoluzionismo e creazionismo. Ridotta all'essenziale, la disputa oppone quelli che, richiamandosi – non sempre a ragione - a Darwin, credono il mondo sia frutto di una evoluzione cieca, dominata dalla selezione delle specie, e quelli che, pur ammettendo una evoluzione, vedono Dio all'opera nello stesso processo evolutivo. Giorni fa si è svolta in Vaticano una sessione plenaria della Pontificia Accademia delle scienze che aveva per tema: "Vedute scientifiche intorno all'evoluzione dell'universo e della vita", con la partecipazione dei massimi scienziati di tutto il mondo, credenti e non credenti, diversi dei quali premi Nobel. Nel programma sul vangelo che conduco su Rai Uno, ho intervistato uno degli scienziati presenti, il Prof. Francis Collins, capo del gruppo di ricerca che ha portato alla scoperta del genoma umano. Gli ho chiesto: "Se l'evoluzione è vera, resta ancora uno spazio per Dio?". Ecco la sua risposta: "Darwin aveva ragione nel formulare la sua teoria secondo cui discendiamo da un antenato comune e ci sono stati cambiamenti graduali nel corso di lunghi periodi di tempo, ma questo è l'aspetto meccanico di come la vita è arrivata al punto di formare questo fantastico panorama di diversità. Non risponde alla domanda sul perché c'è vita. Vi sono aspetti dell'umanità che non sono facilmente spiegabili, quali il nostro senso morale, la cognizione del bene e del male che a volte ci induce a compiere sacrifici che non sono dettati dalle leggi dell'evoluzione, che ci suggerirebbero di preservare noi stessi a tutti i costi. Questa non è una prova, ma non sta forse ad indicare che Dio esiste?". Ho anche chiesto al Prof. Collins se aveva creduto prima in Dio o in Gesù Cristo. Mi ha risposto: "Sino all'età di circa 25 anni ero ateo, non avevo una preparazione religiosa, ero uno scienziato che riduceva quasi tutto ad equazioni e leggi di fisica. Ma come medico ho cominciato a vedere la gente che doveva affrontare il problema della vita e della morte, e questo mi ha fatto pensare che il mio ateismo non era un'idea radicata. Ho cominciato a leggere testi sulle argomentazioni razionali della fede che io non conoscevo. Per prima cosa sono arrivato alla convinzione che l'ateismo era l'alternativa meno accettabile, e poco a poco sono giunto alla conclusione che deve esistere un Dio che ha creato tutto questo, ma non sapevo com'era questo Dio. Ciò mi ha indotto a compiere una ricerca per scoprire qual è la natura di Dio, e l'ho trovata nella Bibbia e nella persona di Gesù. Dopo due anni di ricerche ho ritenuto che non fosse più ragionevole opporre resistenza, e sono divenuto un seguace di Gesù". Un grande fautore dell'evoluzionismo ateo ai nostri giorni è l'inglese Richard Dawkins, l'autore del libro "God Delusion", L'illusione di Dio. Egli sta promuovendo una campagna pubblicitaria che si propone di mettere sui bus delle città inglesi la scritta: "Dio, probabilmente, non esiste: smetti di angustiarti e goditi la vita" ("There's probably no God. Now stop worrying and enjoy life"). "Probabilmente": dunque non si esclude del tutto che possa esistere! Ma se Dio non esiste il credente non ha perso quasi niente, se invece esiste il non credente ha perso tutto. Io mi metto nei panni di un genitore che ha un figlio portatore di handicap, autistico, o gravemente malato, di un immigrato fuggito dalla fame o dagli orrori della guerra, di un operaio rimasto senza lavoro, o di un contadino espulso dal suo campo…Mi domando come reagirebbe a quell'annuncio: "Dio non esiste: smetti di preoccuparti e goditi la vita!". L'esistenza del male e dell'ingiustizia nel mondo è certo un mistero e uno scandalo, ma senza la fede in un giudizio finale, essa risulterebbe infinitamente più assurda e più tragica. In tanti millenni di vita sulla terra, l'uomo si è assuefatto a tutto; si è adattato a ogni clima, immunizzato da ogni malattia. A una cosa non si è assuefatto mai: all'ingiustizia. Continua a sentirla come intollerabile. Ed è a questa sete di giustizia che risponderà il giudizio universale.
Esso non sarà voluto solo da Dio, ma, paradossalmente, anche dagli uomini, anche dagli empi. "Nel giorno del giudizio universale, non è solo il Giudice che scenderà dal cielo, ha scritto il poeta Claudel, ma sarà tutta la terra a precipitarglisi incontro".
La festa di Cristo Re, con il vangelo del giudizio finale, risponde alla più universale delle speranze umane. Ci assicura che l'ingiustizia e il male non avranno l'ultima parola e nello stesso tempo ci esorta a vivere in modo che il giudizio non sia per noi di condanna ma di salvezza e possiamo essere di quelli a cui Cristo dirà: "Venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo".
Padre Raniero Cantalamessa
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DOMENICA 1 NOVEMBRE
Festa di Tutti i Santi
Beati,… beati, … beati, … beati, … beati.
Ecco la porta d’ingresso nel regno di Dio. Vi passeranno solo i poveri, i piccoli, gli umili, i vinti, gli oppresi.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 5,1-12°
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Parola del Signore Lode a te, o Cristo
L’odierna solennità aiuta la Chiesa tutta a entrare nella gioia della Gerusalemme celeste, la città futura dalle salde fondamenta che accoglie i redenti a cantare la gloria di Dio e dell’agnello. Noi tutti dovremmo essere specialisti di questa novità: viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo, viviamo in questo mondo che è valle di lacrime, regno del peccato e della conseguente sofferenza, ma teniamo lo sguardo fisso nei cieli, perché il nostro desiderio ci porta là. Purtroppo, quanto lo dimentichiamo! Quanti lo dimenticano! La dimenticanza dei cieli ci fa perdere l’orientamento qui sulla terra, ci fa vagare qua e là spinti dalle voglie, dagli egoismi, da quel che si sente e si prova, verso illusioni e delusioni continue. La dimenticanza dei cieli ci fa disimparare che siamo fratelli e ci spinge a comportarci quasi come gli animali, o persino peggio. Oggi siamo sollecitati a ricordare la nostra meta, il traguardo di ogni nostro passo e di ogni nostra decisione. Guardiamo al nostro traguardo vedendo quanti fratelli, amanti di Gesù e portatori della sua croce, sono arrivati e ci attendono. Vediamo i martiri, che hanno testimoniato l’amore di Dio e la morte e risurrezione del Signore fino a lasciarsi torturare e uccidere. Vediamo i confessori della fede, che pure hanno testimoniato il loro esser discepoli di Gesù fino a soffrire il rifiuto e l’odio degli uomini. Vediamo i pastori, che hanno consumato la loro vita nel seguire e precedere il gregge dei fedeli. Vediamo padri e madri di famiglia, che hanno vissuto nel Signore il loro matrimonio e la loro paternità e maternità. Vediamo monaci e monache, che hanno dato a tutti la testimonianza quotidiana del primato di Dio nella vita dell’uomo. Quale nuvola di testimoni del Signore circonda il trono di Dio e ci aiuta a conoscerlo e desiderarlo! Il nostro sguardo, che s’innalza a contemplare la fede e l’amore di coloro che chiamiamo santi, diventa anzitutto luce per considerare il nostro cammino qui in un modo diverso, libero dall’influsso travolgente del denaro, dei piaceri, delle ambizioni. Noi vediamo come l’influsso, che queste realtà hanno sul cuore di molti, provoca quelle ingiustizie e quegli egoismi a causa dei quali soffriamo. Ebbene, non vogliamo lasciarci travolgere da quelle stesse realtà: diverremo anche noi ingiusti, padroni degli altri, incapaci di amore. Guardando questi Santi vediamo come essi hanno trasformato il loro mondo, l’ambiente delle loro famiglie e della loro società, lo hanno trasformato in modo che l’amore fosse la sua luce e la sua forza, quell’amore gratuito di Dio. Essi lo hanno fatto vivendo con gioia e perseveranza le parole che sono uscite dalla bocca di Gesù. In tal modo sono stati partecipi della sua vita e della sua missione, hanno partecipato alla sua croce e ora partecipano della sua gloria. Le parole che hanno orientato i santi sono quelle che oggi sono entrate nei nostri orecchi e nel nostro cuore. Beati…
Beati i poveri in spirito… È bello e forte sentire oggi questa parole, in un mondo dove sembra che tutto sia deciso dal denaro. Guerra e pace, accordi e scontri tra fratelli e familiari, leggi per la vita dei popoli, malattie e salute, tutto è deciso dal potere dell’avidità del denaro. Il mondo, che cerca la pace, ha bisogno di persone che prendono sul serio queste parole di Gesù e le presentano vissute: sono beati, cioè veramente felici e benefattori degli uomini quelli che cercano la povertà, la libertà dal denaro e dalle ricchezze. Beati i puri di cuore: in un mondo dove tutto è guidato dal piacere sessuale, dalla moda per i vestiti alla giustificazione di delitti quali aborto e sfruttamento minorile, sfruttamento della donna e violenza sessuale ai bambini, in questo mondo c’è urgente necessità di persone che vivano con un cuore puro. Chi sono questi se non i cristiani? Non possiamo pretendere di trovare persone così da nessun’altra parte, perché la forza interiore necessaria per accogliere la povertà e la purezza viene solo dall’amore a Gesù Cristo: non viene prodotta dall’ateismo e nemmeno dalla tecnica, nè dalle credenze formulate e prodotte dalle religioni del mondo. Solo Gesù con la sua croce può sostenere la debolezza umana per vivere in modo degno dell’uomo e di Dio. Oggi rivolgiamo il nostro sguardo al cielo. Tra la folla dei santi incontriamo gli occhi profondi di San Giovanni Maria Vianney, il santo curato d’Ars, morto 150 anni fa. Nato allo scoppiare della rivoluzione francese visse l’infanzia durante la conseguente persecuzione dei sacerdoti. Uno di questi, costretto a vivere da clandestino, gli dette la prima comunione mentre la famiglia, per tenere nascosto quanto avveniva in casa, scaricava davanti alle finestre un carro di fieno. E dovette attendere due anni per fare di nuovo la S.Comunione! Egli ha percorso la strada della santità e ce la descrive: “Le croci ci uniscono al Signore, ci purificano, ci distaccano da questo mondo, liberano il nostro cuore da ogni ostacolo, ci aiutano ad attraversare la vita come un ponte aiuta ad attraversare un corso d’acqua”.
Padre Leonildo
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DOMENICA 25 OTTOBRE
XXX Tempo Ordinario
Figlio di Davide, abbi pietà di me
Passa il Maestro Gesù. Bartimeo è cieco, ed è consapevole di esserlo. Perciò quando passa il Signore, comincia a gridare per essere sanato. Egli non si nasconde la dura realtà, perciò sa trarre profitto dalle circostanze e chiede a Gesù la guarigione. Umiltà è verità e libertà.
Dal Vangelo secondo Marco 10,35-45
Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.
In quel tempo Gesù partiva d Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla; il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Egli gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose:”Rabbunì, che io veda di nuovo!”. E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.“Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore, essendo anch'egli rivestito di debo-lezza”: così si esprime l’autore della lettera agli Ebrei riguardo al sommo sacerdote del tempio. Egli è un uomo che pecca come gli uomini, perciò ogni giorno deve chiedere perdono offrendo sacrifici anche per i propri peccati. Gesù invece, essendo senza peccato, può offrire se stesso, e lo fa una volta per sempre. La sua compassione giunge a compimento, perché il suo sacrificio è accetto a Dio e perciò il frutto della sua compassione per gli uomini è salvezza. Oggi abbiamo udito un esempio della compassione di Gesù: il cieco mendicante grida verso di lui con tutta la sua voce. Il suo gridare fa risuonare il nome di Gesù accompagnato da uno dei titoli messianici, “Figlio di Davide”. Questo titolo, essendo titolo regale, spaventa gli accompagnatori di Gesù: essi temono che, se lo odono le guardie del palazzo che Erode ha costruito in Gerico, costituisca un pericolo sia per Gesù che per quelli che camminano con lui. Ma il cieco grida ancora più forte e continua a chiedere pietà come la si chiede a Dio. Forse qualcuno pensa che il mendicante voglia chiedere a Gesù l’elemosina: anche questo è motivo per farlo tacere, perché un maestro non dev’essere disturbato. Invece Gesù stesso si ferma, obbligando tutto il corteo a fermarsi. Egli è venuto nel mondo e ora sta andando a Gerusalemme per offrirsi al Padre per i peccatori, cioè per tutti gli uomini. Non deve egli fermarsi ad ascoltare uno di loro, a servirlo come si serve uno dei grandi del mondo? Quel cieco, piccolo agli occhi degli uomini, è grande agli occhi di Dio, degno della sua attenzione. Gesù lo fa chiamare: proprio quelli che lo sgridavano perché tacesse devono avvicinarlo e accompagnarlo a lui. Quando il cieco si accorge che Gesù lo ha ascoltato, getta via il mantello, la sua unica ricchezza. Egli è ormai sicuro che Gesù gli cambierà la vita. Il suo nome stesso si rivela ora significativo: Bartimeo significa figlio di Timeo. Questo nome è il titolo di uno scritto di Platone, famoso filosofo greco. Che proprio uno che si chiama Timeo sia cieco è strano: è come riconoscere che la sapienza degli uomini non è d’aiuto, non illumina il cammino, non nutre il cuore umano, lo rende mendicante, bisognoso di tutti e in balia degli altri per ogni cosa. Gesù può salvare da questa situazione, liberare dal dipendere continuamente da ciò che dicono o fanno gli altri, liberare dal vuoto delle filosofie umane che non conducono al Padre, ma soltanto all’ascolto di se stessi. Il cieco, invitato da Gesù, manifesta la propria fede in lui chiedendo non elemosina, ma quello che non aveva mai potuto chiedere a nessun altro: “Che io veda di nuovo!”. E la Parola del Signore gli apre gli occhi, tanto che, dimentico del proprio nome, può incamminarsi e seguire Gesù nel cammino verso Gerusalemme, verso l’offerta di se stesso a Dio. Chi ha gli occhi aperti cammina con Gesù, perché è lui che riempie la vita di significato. Per il cieco ora la strada non è più il luogo ove sedere per chiedere agli altri un segno di compassione o un aiuto a sopravvivere, ma è il luogo ove si può seguire Gesù per amare e servire insieme a lui tutti, per donarsi a Dio senza riserve e gustare la vita eterna.
Padre Leonildo
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DOMENICA 18 OTTOBRE 2009
XXIX Tempo Ordinario
Gesù servo dell’umanità
Giacomo e Giovanni vogliono i primi posti nella glori di Gesù. Gli altri dieci ne sono indignati. Da questo fatto Gesù prende spunto per insegnare il significato dll’essere grandi nella sua Chiesa: è grande chi serve, chi ama, chi si fa ultimo e schiavo dei suoi fratelli per amore di Gesù.
Dal Vangelo secondo Marco 10,35-45
Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: “ Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “ Cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero: “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”: Gesù disse loro: “Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”. Gli risposero: “Lo possiamo”. E Gesù disse loro: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui sono battezzato anche voi sarete battezzate. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”. Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: “Voi sapere che coloro i quali sono considerati governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi li opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non èvenuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. Parola del Signore
Potremmo sorridere al vedere che due discepoli avvicinano Gesù per chiedergli di accogliere una loro domanda senza nemmeno conoscerla: “Vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”! Essi sono convinti che nella vita di Gesù ci sarà una svolta, perché - pensano - di certo arrivando a Gerusalemme sarà riconosciuto e proclamato re. Allora sono certi di avere un posto di riguardo nel suo regno, accanto a lui. Essi poi sono tra i primi che lo hanno seguito, e perciò ritengono d’aver diritto ad un trattamento speciale. Gesù non si scompone. Egli si ascolta i due amici, ma non smette di essere in ascolto del Padre. Essi vogliono “sedere” “nella gloria”, e pensano ad una gloria umana, transitoria. “Potete bere il calice che io bevo?” chiede loro Gesù con franchezza. Egli non li vuole ingannare: sa che la sua strada per arrivare alla gloria deve passare per la croce, così come dicono i profeti; sa pure che nessuno potrà stare con lui se non percorrendo la stessa via. I due fratelli dichiarano la propria volontà di condividere la stessa sorte del Maestro. Ma Gesù non sceglie mai nulla per sè, perciò anch’essi, imparando da lui, non devono desiderare nulla per se stessi. Se si offrono a vivere con lui, lo faranno del tutto gratuitamente, solo per amore, altrimenti non percorrono la stessa strada. La vita di Gesù è sempre soltanto un dono al Padre, che ne dispone con tutta libertà: egli sa d’essere figlio che realizza i disegni d’amore del Padre. Gli altri dieci apostoli non sono migliori: anch’essi attendono ricompensa dal loro Maestro, e anch’essi bramano posti di onore tra gli uomini. Gesù li aiuta ad osservare quanto succede nel mondo. Chi è ritenuto “governante”, in realtà, anziché governare, cerca solo i propri interessi e opprime i sudditi. Il Regno di Dio, di cui Gesù è il Re, non deve assomigliare ai regni umani. In esso il re dovrà rappresentare Dio, il Padre, che ama tutti e vuole tutti tra loro fratelli. Coloro che collaboreranno con il re dovranno imitarlo nel servire coloro che egli stesso serve. La parola servizio è quella che preme maggiormente a Gesù: egli termina il suo insegnamento agli apostoli con questa parola. E rivela loro qual è il suo servizio principale: “Dare la propria vita in riscatto per molti”. Egli sa, come dice il salmo, che nessuno “può riscattare se stesso nè pagare a Dio il proprio prezzo” (49,8). Nessun uomo potrebbe salvarsi da sè: è lui, Gesù, che compie il servizio di offrire la propria vita per loro versando il proprio sangue. Questo suo servizio è quello del sommo sacerdote “passato attraverso i cieli”, entrato cioè là dov’è Dio stesso, e non solo un suo simbolo come nel tempio di Gerusalemme, dove entrava ogni anno il sommo sacerdote del popolo d’Israele. Di questo servizio tutti possiamo godere, perché la vita che egli offre non è soltanto vita d’un uomo, ma è vita di Dio. Al suo servizio possiamo partecipare, sacrificando la nostra vita con gesti concreti di amore gli uni verso gli altri. L’amore ci fa partecipare della grandezza e bellezza di Dio!
Padre Leonildo
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DOMENICA 11 OTTOBRE
XXVIII Tempo Ordinario
“Vendi quello che hai e dallo ai poveri
e avrai un tesoro in cielo”
O si segue Cristo o non lo si segue. O la borsa o la vita. Al di là dell’illusione, molto umana, di “guadagnarsi il paradiso”, di “lavorare per la propria salvezza”, seguire il Cristo significa lasciare via libera a Dio, a cui tutto è possibile. Questa è la buona notizia, il Vangelo.
Dal Vangelo secondo Marco 10,17-30
Vendi quello che hai, poi vieni e seguimi.
In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la. vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”. I discepoli rimasero stupefatti a queste sue - parole; ma Gesù riprese: “Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! E più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si può salvare?”. Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”. Pietro allora gli disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna”.
Parola del Signore
Il vangelo ci fa osservare un ricco che ammette di… essere povero! Quel tale che corre per gettarsi ai piedi di Gesù è ricco ed è uno che osserva tutti i comandamenti di Dio. Egli corre perché si è accorto di essere privo di qualcosa. Gli manca quella vita che egli chiama “eterna”, cioè la pienezza della vita, la gioia di vivere, la soddisfazione di essere realizzato anche in vista del momento cruciale della morte. Egli si è accorto che le ricchezze non lo soddisfano e non lo rendono felice. Le ricchezze non gli aprono le porte del cielo. La ricchezza lo blocca nel suo rapporto con Dio e con gli uomini. Egli corre da Gesù: chi gli ha detto che Gesù può aggiungere qualcosa alla vita di un ricco? La sua domanda è seria e sincera: “Che cosa devo fare…?”. Gesù non gli risponde subito, vuole prima assicurarsi che faccia sul serio, che sia impegnato e deciso nel fare la volontà di Dio. Quando ne ha la certezza, - infatti quello afferma di osservare tutti i comandamenti - allora lo guarda con amore, perché percepisce che potrebbe diventare davvero portatore della pienezza di Dio nel mondo. Gesù gli risponde. Per avere la vita eterna deve rinunciare a nutrirsi delle cose che passano e iniziare ad alimentarsi di quelle che restano. Chi si nutre di lui, di Gesù, questi vivrà: «Una sola cosa ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ecco il segreto della vita. Gesù è venuto nel mondo, mandato dal Padre, proprio perché i figli di Dio possano avere la vita eterna. Chi lo accoglie infatti inizia una vita nuova, scopre la gioia, scopre un mondo nuovo, e nulla riesce a distoglierlo, nemmeno tribolazioni e torture: in questi giorni ce ne danno testimonianza uomini e donne che hanno scoperto Gesù provenendo da altre religioni! Chi invece preferisce continuare ad accumulare le cose della terra, costui rimane senza vita e la tristezza gli chiude il cuore. Così avvenne a quel tale che corse allora da Gesù, e così accade oggi a molti, chiusi alle cose del cielo, incapaci di aprirsi a Dio, portatori di tristezza infinita. Vuoi avere la vita? Ama la vera sapienza: “Tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento”. La vera sapienza viene da Dio, ed è Gesù. Egli è la Parola di Dio, ciò che Dio Padre vuole che gli uomini ascoltino, sappiano, ricevano, si dicano gli uni gli altri. È lui la Parola “viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio”. È Gesù il dono attraverso cui Dio ci comunica se stesso, la sua vita vera ed eterna. Continueremo ad accoglierlo, in modo sempre più serio e profondo, lasciandoci istruire da lui e vivendo con lui nel nostro cuore. Chi non lo accoglie non trova il modo poi nemmeno di comunicare con nessun altro. Chi si priva di Gesù rimane nel buio e nella solitudine: lo sai anche tu, sia per esperienza personale, sia perché non riesci ad essere vicino nemmeno ai tuoi familiari più stretti se non condividono con te un po’ di fede in lui. Non cercare quindi le ricchezze, non cercare di aumentare le tue riserve di denaro: cerca colui che ti fa vivere e ti fa essere dono vivente per coloro che ami e per coloro che incontri sulle strade del mondo. Fa’ tua la preghiera del salmo: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”!
Padre Leonildo
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DOMENICA 27 SETTEMBRE
XXVI Tempo Ordinario
“Chi non è contro di noi è per noi”
Lo Spirito di Dio spira dove e come vuole. La sua voce può servirsi, per farsi sentire anche degli strumenti più impensati. Bisogna saper ascoltare la voce di Dio con umiltà e accettare gli insegnamenti di chiunque, buono o cattivo, senza presumere di noi stessi. E’ nella comunità che i carismi vengono riconosciuti. E’ al “pastore “ che Dio ha affidato il compito di difendere il gregge contro gli assalti, le insinuazioni e il fascino del male camuffato di bene.
Dal Vangelo secondo Marco 9,38-43.45.47-48
In quel tempo, Giovanni rispose a Gesù dicendo: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri”. Ma Gesù disse: “Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me.
Chi non è contro di noi, è per noi. Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare. Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che essere gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: e meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue”.
Parola del Signore
Potremmo riassumere a due gli argomenti di cui trattano le letture odierne. Il primo: L’apostolo Giovanni, sicuro di far piacere al Signore, ha impedito ad un tale di scacciare demoni invocando il nome di Gesù. Egli pensava che questo nome poteva essere invocato solo dai discepoli, e da nessun altro. Era gelosia? Era un senso di appartenenza reciproca, per cui non solo i discepoli sono di Gesù, ma anche il Maestro appartiene ai discepoli? Si è ripetuto ciò che accadde quando Mosè scelse settanta uomini perché ricevessero spirito di profezia: per questo erano usciti dall’accampamento per stare in preghiera nella tenda che fungeva da tempio durante i quarant’anni trascorsi nel deserto. Due uomini che non erano usciti ricevettero ugualmente lo stesso spirito profetico: Giosuè si mostrò preoccupato. Ma Mosè, ispirato da Dio, gli disse: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”. Così Gesù non si offende se qualcuno, al di fuori della cerchia dei suoi discepoli, invoca il suo nome e nel suo nome ordina ai demoni di non far soffrire gli uomini. Egli risponde a Giovanni: “Non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me”. Se una persona comincia ad amare Gesù, anche se non lo conosce, finirà per diventare suo discepolo. Chi non fosse “dei nostri”, lo può diventare facilmente proprio invocando il nome del Signore e cominciando ad amarlo. E Gesù aggiunge la parola forte che qualunque gesto di amore, anche piccolo, fosse fatto nel suo nome, cioè per suo amore, riceve ricompensa dal Padre. Il secondo insegnamento di oggi riguarda lo scandalo. Scandalo è l’ostacolo posto alla fede in Gesù. Dato che Gesù è il salvatore, e l’unico salvatore dell’uomo, ogni gesto o parola che possa creare impedimento a credere in lui, impedisce che quella persona possa essere salvata. Chi distoglie qualcuno dalla fede in Gesù si rende responsabile della sua perdizione. Per questo Gesù dice quella frase paradossale, “è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare”. Dobbiamo essere molto attenti a favorire la fede, con la parola e con l’esempio. Ma Gesù ci mette in guardia anche dal prendere decisioni che possano impedire a noi stessi la fede: rinuncia alla tua mano, al tuo piede e al tuo occhio, piuttosto che essi ti siano d’ostacolo ad avvicinarti a Gesù. Sono immagini che ci dicono molto con poche parole: la nostra mano rappresenta ogni nostra occupazione. Ci sono lavori che ti fanno disobbedire a Gesù? Lasciali subito. Il piede può rappresentare i viaggi, gli incontri: ci sono amicizie o luoghi che frequenti che sono contrari al Signore? Abbandonali senza tergiversare. L’occhio tuo si posa su figure, immagini, spettacoli, filmati che disprezzano la tua fede e il tuo Maestro? Non soffermarti su di essi, spegni, cambia, allontanati. Compri giornali o rotocalchi che di solito maledicono la tua Chiesa? Ti interessa così poco la tua fede? Ti interessa nulla la tua salvezza e quella di coloro che ti vedono e sui quali eserciti qualche influsso, come figli o nipoti? Le parole tremende di San Giacomo valgono per chi usa le ricchezze con ingiustizia, ma anche verso chi mette la fede sotto i tacchi.
Padre Leonildo
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DOMENICA 20 SETTEMBRE
XXV Tempo Ordinario
“ Il primo sia servo di tutti”
La parola che Gesù rivolge nel vangelo agli apostoli è una puntuale contesta-zione ad una concezione del regno basata sul potere, sugli onori, sui primi posti. Ma la contestazione più radicale è la sua stessa vita. Gesù fa sua la missione del Servo. Mite ed umile di cuore, egli annuncia la salvezza ai poveri, è in mezzo ai suoi discepoli «come colui che serve», pur essendo loro «Signore e Maestro»
Dal Vangelo secondo Marco 9, 30-37
Il Figlio dell'uomo viene consegnato...
Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Parola del Signore
La Parola di Dio risponde ad una domanda che anche in questi tempi i cristiani si pongono: perché il mondo se la prende con noi? Che cosa facciamo di male? Perché si vuole eliminare ogni segno della nostra fede, e solo della nostra, dai luoghi pubblici? Con tutto il bene che la Chiesa ha fatto attraverso i suoi santi e fa attraverso i suoi membri impegnati in ogni luogo e in ogni ambito, come mai c'è tanto odio contro di essa e contro i suoi rappresentanti? Il libro della Sapienza ci convince che questa situazione è del tutto normale. Già anticamente quelli che facevano la volontà di Dio, obbedivano ai comandamenti e vivevano con onestà, erano odiati e rifiutati, messi alla prova e condannati come criminali. Quale la loro colpa? Il loro comportamento giusto suona rimprovero a chi vuole ignorare la presenza di Dio e i suoi giudizi. Colui che vive seriamente e amando è rimprovero a chi vive egoisticamente senza rispetto per il prossimo. Oggi le cose stanno ancora così, e sarà così anche in futuro, finché il peccato riuscirà a entrare nei sentimenti e nella volontà degli uomini. Noi non ci lasceremo spaventare. Sappiamo che il giusto messo alla prova più di tutti è Gesù, il nostro Maestro e Signore. Egli stesso ha rivelato ai suoi discepoli che le parole del libro della Sapienza si sarebbero avverate nella sua vita. "Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno". I discepoli sapevano che era lui il Figlio dell'uomo, lui che aveva guarito malati, liberato da demoni, aperto gli occhi ai ciechi, fatto parlare i muti, moltiplicato i pani. Che cos'aveva fatto di male? Non capivano i discepoli perché Gesù avrebbe dovuto essere ucciso. Eppure parlava così di sé. Aveva pure detto che sarebbe risorto dopo appena tre giorni, ma questa parola era ancora più incomprensibile: era una parola che impegnava del tutto la potenza di Dio. Tra di loro essi non parlano di morte e risurrezione, parlano invece di chi - nel caso davvero Gesù dovesse morire - dovrebbe prendere il suo posto. Chi tra noi è il più grande? Quanta sofferenza per Gesù: egli soffre al pensiero che sarà rifiutato, ma soffre ancor più al sentire la preoccupazione dei suoi discepoli. Essi non si sono accorti che per lui è grande colui che soffre, colui che è piccolo e ignorato dagli altri: questi sono i grandi da servire. I discepoli devono ritenersi i servi di questi "grandi", che devono essere considerati i primi, coloro che occupano la nostra attenzione. Egli stesso, quando non ci sarà più, potrà essere ancora accolto: in che modo? "Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato". Ecco il modo infallibile per essere grandi agli occhi di Dio, accogliere Dio stesso in sé. Dio è il Dio che ama e che vuole la vita e la pace di chi non sa provvedere da sé a se stesso: possiamo accogliere in noi il suo stesso amore, ed essere riconosciuti così suoi, suoi figli e suoi collaboratori. Godremo della sua fiducia, anche se dovremo sopportare il rifiuto di chi continua ad allontanarsi da lui e a rifiutarlo.
Padre Leonildo
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