Giustificati per la fede in Cristo
“Paolo sa che nel duplice amore di Dio e del prossimo è presente e adempiuta tutta la Legge. Così nella comunione con Cristo, nella fede che crea la carità, tutta la Legge è realizzata.
Diventiamo giusti entrando in comunione con Cristo che è l'amore. Vedremo la stessa cosa nel Vangelo della prossima domenica, solennità di Cristo Re. È il Vangelo del giudice il cui unico criterio è l'amore. Ciò che domanda è solo questo: Tu mi hai visitato quando ero ammalato? Quando ero in carcere? Tu mi hai dato da mangiare quando ho avuto fame, tu mi hai vestito quando ero nudo? E così la giustizia si decide nella carità. Così, al termine di questo Vangelo, possiamo quasi dire: solo amore, sola carità. Ma non c'è contraddizione tra questo Vangelo e San Paolo.
È la medesima visione, quella secondo cui la comunione con Cristo, la fede in Cristo crea la carità. E la carità è realizzazione della comunione con Cristo. Così, essendo uniti a Lui siamo giusti e in nessun altro modo.
Alla fine, possiamo solo pregare il Signore che ci aiuti a credere. Credere realmente; credere diventa così vita, unità con Cristo, trasformazione della nostra vita. E così, trasformati dal suo amore, dall’amore di Dio e del prossimo, possiamo essere realmente giusti agli occhi di Dio”.
Parola del Papa Benedetto XVI 26-11-08
“Il Papa si è rivolto ai membri delle Accademie Pontificie, che celebrano in questi giorni la loro Sessione Pubblica Annuale sul tema “Universalità della bellezza: estetica ed etica a confronto”, e ha ricordato loro l'opportunità dell'argomento scelto, visto il clima culturale attuale. Al giorno d'oggi esiste una separazione che il Papa definisce “drammatica” tra due dimensioni, “quella della ricerca della bellezza, compresa però riduttivamente come forma esteriore, come apparenza da perseguire a tutti i costi, e quella della verità e bontà delle azioni”.Tale separazione trasforma la bellezza “in mero estetismo, e, soprattutto per i più giovani, in un itinerario che sfocia nell'effimero, nell'apparire banale e superficiale o addirittura in una fuga verso paradisi artificiali, che mascherano e nascondono il vuoto e l'inconsistenza interiore”.
Di fronte a questo, i cristiani sono chiamati a “rendere ragione” non solo della verità, ma anche “della bellezza e della verità della propria fede”, mediante “opere belle e buone allo stesso tempo”, il che rimanda “ad un’altra bellezza, verità e bontà che soltanto in Dio hanno la loro perfezione e la loro sorgente ultima”.
Pensiero. La preghiera è considerata sovente una debolezza, un sistema di sostegno, usato solo quando non possiamo più aiutarci da soli. Questo tuttavia è vero soltanto quando il Dio delle nostre preghiere è creato a nostra immagine e adattato ai nostri bisogni o interessi. Invece, non appena la preghiera ci fa estendere fino a Dio, non alle condizioni dettate da noi, ma a quelle poste da Lui, allora essa ci strappa dalle preoccupazioni, ci incoraggia ad abbandonare il terreno che ci è familiare e ci sfida ad entrare in un mondo nuovo, che non può essere contenuto entro i confini ristretti della nostra mente e del nostro cuore. (H.J.M. Nouwen)