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E' l'ora della famiglia

 

E' fondante il ruolo della famiglia

 

E' fondante il ruolo della famiglia nella società civile. Per diritto naturale, ad essa – che ha il grande compito di generare alla vota e all'amore – deve essere garantita una speciale attenzione da parte dello Stato.La famiglia appare ed è un soggetto di diritto pubblico. Molto spesso però la società civile, lo Stato, non riescono a comprendere, rispettare, legiferare in modo adeguato sui diritti inalienabili della famiglia stessa. Purtroppo, nella società tutto viene pianificato in funzione del singolo, quasi che la famiglia sia considerata come una realtà privata, marginale, secondaria. Eppure essa, di fatto, è la “cellula” più importante e significativa della società: in famiglia si vive la vera relazione, la vera solidarietà, la vera vita comunitaria. Quando Dio ha creato la coppia-famiglia (cf Gen 1,27), ha fatto di essa un “modello” cui ogni realtà ecclesiale e sociale deve ispirarsi. In cielo, il modello della famiglia è la stessa Trinità, la famiglia trinitaria. In terra, il modello, fatto a immagine della Trinità, è la famiglia umana. Allora, essa diventa un carisma per la comunità, una sorgente zampillante di comunione, poiché attinge continuamente al cuore di Dio. «La fede-cosi i nostri vescovi- scopre e contemplare, con umile e gioiosa gratitudine il mistero stesso della comunione di  Dio con l'umanità e con la Chiesa, dentro il tessuto quotidiano dell'esperienza di comunione propria della coppia e della famiglia cristiana» (CEI, Comunione e comunità nella Chiesa domestica).

Chiamati a maturità

Gli sposi, spesso a loro insaputa, sono costitutivamente resi in grado di vivere in se stessi la comunione che sgorga dal mistero e di donarla alla Chiesa  e alla società. L'essere inserita nel “ministero” fa della famiglia un “ministero” al servizio della Chiesa: «Essa è inserita a tal punto nel mistero della Chiesa- si legge ancora-da diventare partecipe, a suo modo, della missione di salvezza propria di questa. I coniugi, i genitori cristiani, in forza del sacramento hanno nel loro stato di vita e nella loro funzione il proprio dono in mezzo al popolo di Dio». Gli sposi, perciò, non solo ricevono l'amore di Cristo, diventando “comunità salvata”, ma anche chiamati a trasmettere ai fratelli il medesimo amore di Cristo, divenendo così pure “comunità salvante”. E tutto questo, naturalmente, dentro il vissuto umano e quotidiano. La coppia-famiglia cristiana, pertanto, mentre è frutto e segno della fecondità soprannaturale della Chiesa, diventa simbolo, testimonianza, partecipazione della maternità della Chiesa stessa. I coniugi, cioè offrono se stessi come comunità umana e cristiana per la costruzione di un popolo rinnovato. La coppia-famiglia ha un suo volto specifico di comunione da far brillare; un carisma originale che non è inferiore al dono della vita, anche se è strettamente unito a esso, ma lo precede, lo accompagna, lo completa. Prima della vita, infatti, viene la comunione: è questa che genera la vita. Certo, è pure il legame profondissimo tra madre e figlio-concepito che fa crescere la vita fino al parto; è il clima di unità, di comunione, di amore tra il padre e la madre che fa crescere il figlio al meglio di se stesso. E' il legame profondo tra sposo e sposa l'habitat ideale per lo sviluppo sereno, felice ed equilibrato del figlio. E' grazie alla bellezza della vita di coppia che la partenza del figlio per le sue future scelte, compresa quella del matrimonio, non sarà trattenuta o rattristata da lacci, da cordoni ombelicali, da ricatti e immature nostalgie. Se la vita di coppia genitoriale non è cresciuta, è facile che questo allontanamento faccia scattare immaturi rimpianti! La coppia matura, al contrario, si scopre felice nel constatare la realizzazione del figlio che lascia la casa.

La “rivoluzione” degli sposi

Nel nostro tempo in cui certa corrente di cultura radicale borghese guarda, spesso, al matrimonio, soltanto come a modo concordato per raggiungere il benessere individuale, destinato a durare fino a quando interesse dei singoli resiste, brilla ancor più il “buon annuncio” dei grandi compiti di amore e di vita cui la coppia-famiglia è chiamata per diritto naturale. A questo carisma originale sono strettamente legati i grandi compiti della famiglia  cristiana: la formazione di una comunità di persone, il servizio alla vita, l'attiva partecipazione allo  sviluppo della Chiesa e della umana società. La realtà della coppia-famiglia, dunque, va completamente oltre quella “riduttiva” visione individualistica cui certa  cultura la vorrebbe richiudere. Essa è veramente “cellula” naturale, vitale, insostituibile, sia della comunità cristiana (viene detta “piccola chiesa”), sia della società civile. Il criterio di giudizio, per chi vive veramente il carisma unitivo di uomo-donna, non è né può essere il proprio tornaconto, il bisogno individuale del singolo, ma il benessere del “noi”: padre, madre, figli. Alla cultura moderna, che cerca di fare dell'individualismo la norma di vita nel matrimonio, la coppia-famiglia è chiamata a rispondere con la dinamica dell'amore e della comunione in quanto esigenza antropologica,costitutiva e organica. Gli sposi, oggi più che mai, devono andare controcorrente e fare una vera “rivoluzione”, passando da una visione del tornaconto individualistico di vita, alla visione del “noi”. La coppia-famiglia esige un riconoscimento “pubblico”, esige che la sua soggettività venga valorizzata e messa al centro dell'attenzione dello Stato. Ad essa, è dovuta la massima attenzione, affinché i suoi bisogni siano pienamente soddisfatti. La famiglia per tanto ha il “diritto” di chiedere politiche famigliari audaci, impegnative e durature, come già è stato detto in occasione del Family day (12/05/07)

Basta con l'assistenzialismo

Oggi si continua a parlare di famiglia, del suo imprescindibile ruolo sociale, dei problemi che la incalzano, delle difficoltà che la insidiano, della misure per sostenerla. È questo non per astratto moralismo, ma per concreto realismo. Lo stesso che indusse ai padri costituenti a concepire e votare gli articoli 29,30 e 31 della Costituzione. E, in questo realismo, tutti dovrebbero rendersi conto che è semplicemente folle l'idea che l'Italia possa tornare a crescere e a recuperare coesione sociale, se non verrà energicamente capovolta una realtà fatta di polemiche monche, distratte, dispettose e, addirittura ostili nei confronti della famiglia. È ora, finalmente, che si parli nella riforma sociale di ”quotazione famigliare”, come avviene ad esempio in Francia, che tiene conto del reddito complessivo della famiglia e lo divide per il numero dei componenti, prima di applicare le aliquote per il prelievo fiscale, in modo tale che più figli si hanno meno tasse si pagano. La famiglia è una risorsa per la società, e non è più lecito parlare di assistenzialismo nei suoi riguardi. È ora che sia salvaguardata e non confusa la sua identità, unica e irripetibile. Il compito dei genitori, oltre a generare fisicamente la vita, è quello di accompagnare i figli nel loro sviluppo fisico, psichico, umano, culturale, professionale, spirituale. Sono i genitori, infatti, per diritto naturale, i primi educatori. Con loro, in forza del principio di sussidiarietà, collaborano lo Stato, la Chiesa e tutte le eventuali agenzie educative. Lo Stato, perciò, è chiamato a coadiuvare i genitori, mettendo a disposizione tutti gli strumenti e le risorse umane educative perché le nuove generazioni possano crescere e sviluppare la loro professionalità. Di questo prezioso bene della famiglia, come carisma specifico, è stato grande messaggero Giovanni Paolo II, quando invitava ad andare oltre le eventuali difficoltà: «in un momento storico nel quale la famiglia è oggetto di numerose forze che cercano di distruggerla, o comunque deformarla, la Chiesa, consapevole che il bene della società è di se stessa, è profondamente legato al bene della famiglia (Gaudium et spes, n.    47), sente in modo più vivo e stringente la sua missione di proclamare a tutti il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia, assicurandone la piena vitalità e promozione umana e cristiana, e contribuendo così al rinnovamento della Chiesa e dello stesso popolo di Dio» (perfectae caritatis, n.3)

tratto dalla rivista: “Rinnovamento nello Spirito Santo”